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Italia, le parole di Frattesi: fiducia alla Lazio

Il centrocampista della Lazio presenta il ritorno di Mancini in Nazionale e parla di fiducia ritrovata, ferita di Zenica e il ritmo internazionale

Italia, le parole di Frattesi: fiducia alla Lazio

Immagine generata con AI

Davide Frattesi ha preso la parola per presentare il nuovo corso della Nazionale dopo il ritorno di Roberto Mancini in panchina. Mercoledì 23 settembre, il centrocampista più prolifico di questo avvio di Serie A con tre gol in cinque partite nella Lazio, ha illustrato ambizioni e prospettive della selezione azzurra, tra ricordi recenti e orizzonti a medio termine. Un intervento che interessa da vicino Roma e i tifosi biancocelesti, chiamati a sostenere l’Italia anche all’Olimpico.

Il centrocampista biancoceleste e il ritorno del ct

La scelta di affidare a Frattesi la presentazione del nuovo ciclo non è casuale. Proprio lui aveva timbrato il tabellino nell’ultima gara del “Mancio” da commissario tecnico, la finalina per il terzo posto di Nations League a Enschede nel 2023, chiusa 3-2 contro l’Olanda. Da allora il centrocampista ha continuato a segnare, sommando altri 7 gol sotto la guida di Spalletti e Gattuso, prima di ritrovare continuità e centralità nella Lazio.

Frattesi ha sintetizzato così il suo momento: "Alla Lazio sento la fiducia e mi diverto di nuovo".

Fiducia e continuità: il momento in biancoceleste

Nella conferenza, Frattesi ha messo a fuoco la differenza di stato d’animo rispetto al passato, sottolineando la spinta ricevuta nell’ambiente biancoceleste e il ruolo del tecnico. Le sue parole restano chiare:

"L'anno scorso non trovavo continuità, anche giustamente perché non stavo bene. Per me è stato un anno difficile, poi quando ti danno fiducia riparti a cannone . Sono felice di essere partito così e di essere arrivato qua così. Nei tre anni all'Inter ho vissuto momenti non replicabili a livello di emozioni, è stato tanti alti e bassi. Il primo anno è andato tutto liscio, poi alti e bassi, con bassi molto bassi e alti altissimi. Poi in un posto stai benissimo solo se giochi, la verità è questa. Ora sono felicissimo perché sono tornato a divertirmi , cosa che mi era mancata lo scorso anno all'Inter. Sono periodi, ma ora è tornato il divertimento che avevo da bambino. Gattuso? Mi ha chiamato tantissimo in estate, mi è stato vicino e ci siamo trovati subito".

Zenica resta una ferita aperta

Il riferimento va alla delusione dell’eliminazione, una pagina che per molti protagonisti è ancora difficile da archiviare. Frattesi non ha nascosto il peso di quella serata e ha spiegato anche la scelta di legarsi alla Lazio sotto la guida di Gattuso:

"Posso pure fare 20 gol, ma la ferita di Zenica sanguina ancora e ci vorrà tempo , infatti con Gattuso non ne parliamo mai. Parliamo solo di Lazio perché è una cosa pesante sia per me che per lui. Sono andato alla Lazio perché volevo tornarci e perché c'era lui, ha giocato un ruolo fondamentale per la scelta. Quanti gol vuole segnare? Non lo dico, porta sfiga".

Dal passato all’Inter alla scelta biancoceleste

Frattesi ha ripercorso i passaggi chiave che hanno portato all’addio all’Inter, tra emozioni forti e confronti decisivi, prima del nuovo inizio a Roma con la maglia biancoceleste. Questo il suo racconto:

"Venivo da un anno con Inzaghi, da grandi emozioni e gol pesanti come quello col Barcellona. Poi è arrivato Chivu, abbiamo parlato e ci siamo detti delle cose che mi hanno convinto a non puntare i piedi per andarmene, anche perché ero innamorato di quell'ambiente. Poi col senno di poi è facile parlare, ma non penso di essere andato via in ritardo".

Uno sguardo anche sui compagni di oggi, con un paragone che colpisce per immediatezza tecnica:

" Romano? Ieri ho visto un flash, secondo me assomiglia a Matic. Ha quelle movenze. Per me è un ragazzo bravo e col la testa sulle spalle, ci darà una grande mano. Come mi sento fisicamente? Adesso bene, comincio a stare bene nell'arco dei 90 minuti. Poi ora che sto giocando vorrei sempre fare 100 cose ma fa parte del processo, comunque sto bene e sono pronto per queste partite".

L’Olimpico, i tifosi e il confronto internazionale

Con l’Italia di nuovo attesa nella Capitale, Frattesi ha richiamato il sostegno del pubblico e sottolineato la necessità di separare i piani tra club e Nazionale. Queste le sue parole:

"Bisogna scindere le due cose. In Nazionale nonostante le ultime vicissitudini c'è sempre seguito, anche a partire dalle scuole calcio ci sarà una bella atmosfera. I tifosi della Lazio me li godo in trasferta , va bene così" .

Sul gap con le big mondiali, il centrocampista ha parlato con realismo del ritmo gara e dell’efficacia negli episodi, guardando anche alle prossime sfide contro avversari di livello come il Belgio:

"Non ho visto neanche una partita dei Mondiali, ma la differenza c'è, penso alla Francia che anche con la terza squadra potrebbe vincere il Mondiale. Poi però in campo le cose si assottigliano, è una questione di occasioni. Sulla carta la differenza c'è, soprattutto dal punto di vista del ritmo. Gli altri in questo momento vanno al doppio di noi , la verità è questa. Belgio ? Ha cambiato allenatore, non sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo visto alcune partite dell'Anversa di Van Bommel. Contro di loro sarà una partita aperta e complicata, ma non vediamo l'ora di giocare".

Scudetto e tema italiani in Serie A

Interrogato sulla corsa scudetto, Frattesi ha glissato rimandando alle squadre direttamente coinvolte e ha posto l’accento sulla questione della presenza degli italiani nei club di vertice. La sua risposta è stata netta:

"Scudetto? Chiedete ai ragazzi dell'Inter e della Roma" ,

per poi approfondire:

"Basta guardare le formazioni di Serie A. La Juventus a Sassuolo aveva solo Vicario di italiani, il Milan con noi aveva Cisse. Se i ragazzi non giocano, come fanno a venire in Nazionale? Questo è un problema, anche perché abbiamo relativamente pochi ragazzi che giocano all'estero. Questo è un argomento di cui bisognerebbe parlare di più ma non sta a me farlo".

Tra fiducia ritrovata con la Lazio, ambizioni azzurre e l’abbraccio atteso all’Olimpico, il percorso della nuova Italia firmata Mancini riparte anche dalle certezze espresse dal centrocampista, oggi protagonista a Roma e punto di riferimento per il gruppo.