Irpef a Roma e nel Lazio sotto la lente. Secondo un’analisi della Cgil di Roma e del Lazio su dati del Mef, negli ultimi dieci anni lavoratrici, lavoratori e pensionati della regione hanno versato 10,4 miliardi in più rispetto al resto d’Italia, con un impatto che tocca in modo particolare la Capitale. La richiesta di alleggerire l’addizionale comunale unisce fronti diversi, con un’iniziativa anche da parte di Fratelli d’Italia.
I numeri e l’effetto dell’inflazione
La Cgil quantifica così il differenziale: “Sono 10,4 miliardi di euro in più quelli pagati negli ultimi dieci anni da lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati del Lazio a causa di maggiorazioni, aumenti delle aliquote comunali e drenaggio fiscale. È quanto emerge dall’analisi dei dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, che restituisce la misura di un salasso prolungato che ha reso le cittadine e i cittadini del Lazio i più tartassati d’Italia”.
Il quadro fotografato evidenzia che il 94,5% dei contribuenti del Lazio vive in un comune con aliquota massima allo 0,8%, contro l’86,5% del 2016. A Roma l’aliquota è allo 0,9%, legata alla gestione commissariale del debito. Incide anche l’aumento dei prezzi: “Tra il 2021 e il 2024 i prezzi al consumo sono aumentati del 15,4% a livello nazionale, erodendo un potere d’acquisto già fortemente sotto pressione. In questo contesto, il mancato adeguamento degli scaglioni e delle soglie di esenzione ha prodotto un ulteriore drenaggio fiscale che vale 125 milioni di euro solo sull’addizionale comunale”.
Roma, addizionale allo 0,9% e pressione da 2,3 miliardi
A Roma l’addizionale comunale è fissata dallo 2011 allo 0,9%: lo 0,5% per la gestione ordinaria del bilancio e lo 0,4% per la gestione commissariale. L’aumento della pressione fiscale ha comportato per le cittadine e i cittadini di Roma Capitale 2,3 miliardi fino al 2023.
Le richieste del sindacato
La Cgil sollecita un cambio di passo: “Davanti al rischio concreto di una nuova spinta inflattiva e alle maggiori entrate fiscali, cui non è corrisposto un rafforzamento della qualità e della quantità dei servizi pubblici, siamo convinti che le istituzioni del territorio debbano dare un segnale chiaro di inversione di tendenza sulle politiche fiscali.”
Con Roma uscita dalla gestione commissariale e con lo stanziamento di 500 milioni deciso a dicembre dal Governo attraverso il Decreto Anticipi, il sindacato ribadisce: “Ci aspettiamo che il Comune di Roma, essendo terminata la gestione commissariale del debito, elimini la maggiorazione dello 0,4%. Allo stesso modo, la Regione Lazio deve procedere, in continuità con gli accordi già sottoscritti, all’eliminazione progressiva dello 0,5% e dell’aliquota dell’1,6% da tutti gli scaglioni di reddito”.
Tra le proposte figurano l’innalzamento dell’esenzione dall’addizionale comunale fino a 25 mila euro, il superamento dell’aliquota unica per maggiore progressività e l’adeguamento all’inflazione delle soglie Isee per tariffe agevolate e prestazioni locali, con l’obiettivo di restituire almeno 250 euro a chi vive di stipendio e pensione “attraverso la compensazione del drenaggio fiscale e la riduzione della pressione fiscale”.
L’iniziativa di Fratelli d’Italia
Sul tema interviene anche FdI, con una raccolta firme promossa dal coordinatore romano Marco Perissa: "Nonostante Giorgia Meloni abbia saldato il debito storico di Roma capitale", dichiara, "nonostante gli oltre 500 milioni dati dal governo, Gualtieri non vuole abbassare l'Irpef ai cittadini romani. Perciò saremo noi cittadini a costringerlo, sottoscrivendo la delibera di iniziativa popolare".