Non cessa l'allerta per la proliferazione dei granchi blu sul litorale laziale, esemplari di una specie aliena, originaria delle coste Atlantiche dell'America e pericolosi per l'ecosistema locale perché nei nostri mari ha pochi predatori. A rischio ci sono soprattutto telline e cannolicchi di cui il granchio blu è ghiotto. Per contrastare l'avanzata del crostaceo e tutelare l'habitat serve l'intervento dell'uomo. Come? Pescandolo e portandolo in tavola. Le carni del granchio sono prelibate per questo l'invito è degli studiosi è utilizzarlo come pietanza.
“Il granchio blu è un animale in grado di adattarsi anche alle diverse salinità dell'acqua, quindi può resistere bene nella foce del Tevere" ha detto al Messaggero Lucrezia Clienti biologa marina dell'Irbim, l'Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr. "Ciò che abbiamo notato a Goro è un forte impoverimento della popolazione delle Philippinarum ed è molto verosimile che questa stagione sarà difficile anche per la popolazione di telline e cannolicchi del Lazio” ha aggiunto.
"Diventa sempre più importante, anche sul Tevere, la pesca selettiva delle femmine presso le foci dei fiumi quando nel periodo riproduttivo (primavera-autunno) guadagnano il mare per rilasciare le uova - ha detto ancora la biologa al quotidiano romano - Questa tipologia di pesca consentirebbe di abbassare il potenziale riproduttivo della specie in modo sostenibile".