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Insulti omofobi in azienda edile: 25enne si dimette e denuncia

Insulti omofobi in azienda edile: 25enne si dimette e denuncia

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Un giovane dipendente di 25 anni, calabrese e impiegato in una società di costruzioni, ha lasciato il lavoro dopo oltre un anno di insulti omofobi subiti da un collega. Il 13 agosto 2025, giorno delle dimissioni, il lavoratore ha presentato denuncia con l’assistenza degli avvocati Andrea e Mauro Pietrangeli. La Procura ha notificato la chiusura delle indagini nei confronti del collega e del titolare dell’azienda.

Le accuse della procura

Secondo gli atti, il collega, 40 anni, è indagato per atti persecutori con aggravante della finalità discriminatoria legata all’orientamento sessuale. È difeso dall’avvocato Manuel Varesi. Il pubblico ministero Saverio Francesco Musolino ha iscritto nel registro degli indagati anche il titolare, 53 anni, sempre per atti persecutori, contestandogli di non avere impedito le condotte e di avere contribuito a un clima ostile. Stefano è difeso dall’avvocato Francesco Gianzi.

Le frasi offensive riportate

Gli episodi contestati si sarebbero protratti dal 27 aprile 2024 al 13 agosto 2025. Tra le offese verbalizzate figurano: "Sei troppo gay". "Magna e dormi, gola profonda". "Pulisci schiavo africano, questo è il tuo lavoro [...]. Sei un uomo di neanderthal". La sequenza di umiliazioni avrebbe inciso sul benessere del dipendente fino a determinare le dimissioni.

Il ruolo contestato al titolare

Il lavoratore, esasperato, avrebbe chiesto tutela al titolare. Dalle carte emergono risposte come: "Qualsiasi cosa, chiedi scusa. Con te non so più cosa fare, nessuno vuole lavorare con te". E ancora: "L’unica cosa che posso dirti, è di licenziarti. Mando via lui e lascio te? (...) Insomma vedi che puoi fare...". Secondo l’accusa, il titolare lo avrebbe anche fatto scendere dall’auto durante un tragitto, lasciandolo per strada, oltre ad aver ritardato stipendi e inviato richiami disciplinari, condotte ritenute idonee a spingerlo a lasciare il posto.

L’isolamento sul posto di lavoro

Negli atti si sottolinea come il venticinquenne si sia trovato progressivamente isolato, con colleghi che avrebbero evitato di collaborare con lui. Il pm parla di «sentimenti d’odio e di emarginazione», elementi che avrebbero contribuito ad aggravare il clima aziendale e a indurre il dipendente alla scelta di interrompere il rapporto di lavoro.