Un flusso di denaro partito da tre realtà di beneficenza italiane, transitato per associazioni turche e destinato a 19 organizzazioni presenti tra Gaza, Hebron, Ramallah e Betlemme ritenute collegate a Hamas. È il quadro delineato dagli inquirenti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha portato a sette arresti e all’individuazione di una rete di sostegno economico all’organizzazione.
Le accuse e il tracciato dei fondi
Nell’ordinanza, la gip di Genova Silvia Carpanini scrive che i fondi sarebbero stati impiegati non solo per attività di assistenza, ma anche per finalità legate alla struttura di Hamas. La giudice puntualizza: «Fondi per provvedere alle famiglie degli attentatori». Secondo l’accusa, la raccolta di zakat avrebbe finanziato in misura significativa le componenti civile e militare del gruppo, con l’obiettivo di sostenere anche i familiari di persone coinvolte in attentati e di detenuti per reati di terrorismo.
Intercettazioni e tentativi di cancellare le tracce
Nel materiale d’indagine compaiono intercettazioni su presunti sforzi di ripulire i canali finanziari. «Ho cancellato tutto», afferma un indagato legato alla Cupola d’Oro di Milano. E aggiunge: «I vecchi file tutti cancellati — assicurava a un sodale —, tutte le ricevute cancellate. Ovviamente ho tenuto una copia e l’ho messa in un hard disk e l’ho lasciata da un amico di fiducia». Nelle conversazioni spunta anche la lettura dell’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele come «l’inizio della nostra liberazione».
Raccolte in Italia e focus su Roma
Gli investigatori indicano raccolte fondi legate a eventi pubblici. A Roma, il 22 febbraio 2024, nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina, è stata promossa l’iniziativa «Il convoglio della pace per Gaza». L’imam genovese Mohammad Hannoun, ritenuto il promotore della rete, presentava su Facebook il testimonial Modestino Preziosi come «garante» dell’Iban e dell’iniziativa. In un’altra conversazione, un interlocutore riferiva di aver predisposto dieci veicoli con 3-4 borse piene di dollari, sottolineando che «A Gaza la farina non serve, ce n'è in abbondanza» e che «nessuno vuole più farina, perché ce n’è in abbondanza».
Gli sviluppi giudiziari e i rapporti economici
Hannoun, ora in carcere, sarà ascoltato insieme agli altri sei arrestati, mentre per due latitanti è stata avviata la rogatoria internazionale. La Guardia di finanza ha inoltre ricostruito rapporti con due enti del territorio palestinese: la «Jenin charitable commitee», sotto inchiesta dalle Procure di Roma e Genova per circa 600 mila euro ricevuti dall’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese di Genova, e la «Orphan care society» di Betlemme, destinataria di 120 mila euro. Complessivamente gli inquirenti indicano invii per circa 720 mila euro, con contestazioni sull’effettivo impiego delle somme.