Nel caso di Ilaria Sula, la giovane studentessa uccisa a Roma, emergono nuovi dettagli legati a un piano orchestrato per sviare le indagini. Dopo il delitto, Mark Samson, ex compagno della vittima e oggi principale sospettato, avrebbe utilizzato l'immagine di un ignaro ragazzo conosciuto da Ilaria su Tinder per costruire una falsa narrazione.
Ilaria Sula, Tinder come strumento di depistaggio
Mark Samson avrebbe agito con freddezza e premeditazione subito dopo il femminicidio. Servendosi del telefono della vittima, ha iniziato a inviare messaggi fingendosi Ilaria, simulando una partenza improvvisa con un nuovo ragazzo appena conosciuto.
L’identità digitale scelta per costruire questo scenario era quella di “Fabrizio”, un agente commerciale residente a Roma, con cui Ilaria aveva avuto una breve conversazione su Tinder appena due giorni prima della sua scomparsa. Secondo il racconto del giovane, il dialogo tra i due era rimasto superficiale e non si era mai concretizzato in un incontro.
L’inganno e la diffusione di false informazioni
Utilizzando l’immagine profilo di Fabrizio – un selfie in posa su un’altalena – Samson ha alimentato l’illusione che la vittima si fosse volontariamente allontanata. Le amiche di Ilaria, ingannate dai messaggi ricevuti via chat, si sono rivolte direttamente a Fabrizio per chiarimenti.
Solo a quel punto il ragazzo ha compreso la gravità della situazione e si è trovato travolto da una valanga di screenshot, messaggi e segnalazioni, pur essendo del tutto estraneo alla vicenda. In stato di shock, ha fornito immediatamente la sua testimonianza alle forze dell’ordine, ribadendo di non aver mai incontrato Ilaria di persona.
Le indagini e la posizione dell’indagato
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Samson avrebbe anche cercato di coprire la propria responsabilità indirizzando i sospetti su un secondo individuo, identificato come “Alessandro”, con cui Ilaria Sula avrebbe intrattenuto uno scambio di messaggi di natura intima.
Sarebbe stata proprio questa comunicazione a scatenare l’ira dell’omicida, che ha poi compiuto l’atto violento nella casa della giovane. Tuttavia, resta da chiarire se le conversazioni attribuite ad Alessandro siano realmente state scritte dalla studentessa o alterate dallo stesso Samson.
Vittima collaterale in un crimine premeditato
Fabrizio oggi si considera una vittima collaterale, coinvolta senza motivo in un crimine mediaticamente rilevante. Nonostante ciò, ha scelto di non intraprendere azioni legali contro Samson, convinto che la giustizia farà il suo corso.
Il suo volto, però, è stato strumentalizzato in un’operazione di inganno che ha confuso le acque investigative nei giorni cruciali della scomparsa. Il caso sottolinea ancora una volta la vulnerabilità legata all’uso delle immagini online e delle applicazioni di incontri, spesso inconsapevolmente coinvolte in dinamiche pericolose e imprevedibili.