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Il latitante Olinto Bonalumi arrestato a Roma: era ricercato dal 2022

Il latitante Olinto Bonalumi arrestato a Roma: era ricercato dal 2022

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Le forze dell’ordine hanno arrestato a Roma Olinto Bonalumi, 66 anni, uno dei latitanti più pericolosi d’Italia. Ricercato dal 2021 e inserito nel 2022 nell’elenco dei criminali di maggior rilievo, l’uomo deve scontare oltre 13 anni di reclusione per gravi reati, tra cui concussione, accesso non autorizzato a sistemi informatici, intercettazione illecita di comunicazioni, furto e rapina. Bonalumi, collegato alla “Società foggiana”, è stato fermato in seguito a un’indagine coordinata dalla Procura di Bari. Il suo arresto rappresenta un importante colpo alla criminalità organizzata e sottolinea l’efficacia del lavoro delle forze dell’ordine italiane.

L'arresto di Olinto Bonalumi

L’arresto di Olinto Bonalumi è avvenuto nel tardo pomeriggio a Roma, in viale Europa. Gli agenti della Squadra Mobile di Foggia e della Sisco di Bari, con il supporto operativo del Servizio Centrale Operativo (Sco) e della Squadra Mobile di Roma, hanno individuato il latitante e lo hanno fermato senza lasciare margini di fuga. L’operazione si è svolta nell’ambito di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Ancona, che aveva seguito le tracce del criminale per mesi.

Bonalumi, noto per la sua capacità di eludere la cattura, era ricercato per una serie di crimini contro il patrimonio, tra cui diversi furti nei caveau di istituti di vigilanza, che avevano messo in difficoltà le autorità. Il lavoro investigativo ha richiesto un’azione sinergica tra diverse unità operative, sottolineando l’importanza della collaborazione tra forze dell’ordine a livello nazionale.

I reati di Bonalumi e i suoi legami con la criminalità organizzata

Bonalumi è stato collegato alla “Società foggiana”, un’organizzazione mafiosa radicata in Puglia e nota per la sua influenza nel traffico illecito e nei reati contro il patrimonio. Tra i capi d’accusa principali figurano concussione, accesso abusivo a sistemi informatici e intercettazioni illecite, reati che evidenziano una particolare competenza nell’uso delle tecnologie per scopi criminali.

Oltre ai reati tecnologici, il latitante è responsabile di una serie di furti e rapine altamente sofisticati, tra cui assalti a caveau di istituti di vigilanza, operazioni che richiedevano pianificazione meticolosa e risorse significative. Questi crimini avevano attirato l’attenzione delle autorità, che da anni lavoravano per localizzarlo e fermarlo.

Il ministro Piantedosi: "Segnale chiaro contro la criminalità"

Dopo l’arresto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha elogiato il lavoro delle forze dell’ordine, definendolo un segnale forte nella lotta contro la criminalità organizzata.

"I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia del lavoro e dell’impegno paziente ed incessante di chi opera per garantire la sicurezza del nostro Paese” ha dichiarato il ministro dell’Interno.

"È un segnale forte e chiaro: lo Stato è presente dovunque ci sia da combattere criminalità ed illegalità. A tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine va il mio ringraziamento per la professionalità e il senso del dovere dimostrati".