Roma si stringe attorno alla sua comunità ebraica a piazza Barberini, dove il candelabro a nove braccia torna a illuminare la città nel giorno di Hanukkah. La celebrazione si svolge nel segno della solidarietà e della fermezza, poche ore dopo l’attentato di Sidney che ha provocato 12 vittime. Tra canti, preghiere e volti commossi, prevalgono i gesti della luce.
La cerimonia in centro
Davanti al grande candelabro, le famiglie partecipano accendendo le prime luci della festa. “Si celebra anche un miracolo che ha fatto sì che la luce del tempio di Gerusalemme restasse accesa per otto giorni, nonostante l'ampolla contenesse una quantità di olio che bastava per un giorno solo”, racconta Alessandro, giovane membro della comunità. Tra i simboli condivisi ci sono i sufganiot, distribuiti tra i presenti, e le banconote da un dollaro offerte ai bambini: “È tradizione”. Al calare del pomeriggio si accendono due fiammelle, mentre la musica accompagna la piazza.
Le voci della comunità
“Siamo qui - continua Alessandro - per resistere al male. Perché non bisogna cedere alla paura. Bisogna tenere accesa la fiamma del bene”. Nelle parole di molti emerge la necessità di non abbassare lo sguardo di fronte all’odio. “Siamo scossi da ciò che è successo in Australia - dice Shalom Hazan, rabbino e figlio del fondatore della costola romana di Chabad - ma ci rifiutiamo di assecondare il terrorismo. Più veniamo colpiti, più reagiamo, con orgoglio e unità”. E ancora: “Siete coraggiosi a essere qui”.
Presenze e appelli
Tra i presenti interviene il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Vogliamo comunque essere qui anche per festeggiare Chanukkà, che è una bellissima festa di gioia, di speranza, col dolore nel cuore, però siamo al fianco alla comunità ebraica di Roma in questa bella celebrazione". La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni, richiama l’attenzione pubblica: “Basta mettersi le bende sugli occhi. Sveglia Italia, sveglia Europa”.
Il significato dei gesti
Sotto il candelabro, un gruppo di adolescenti in abiti tradizionali balla in cerchio, simbolo di resilienza e unità. Le parole del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, restano a definire il senso della serata: “Il lume di Israele - dice Riccardo Di Segni - rabbino di Roma, non deve essere spento. Non riusciranno a sconfiggerci”. Nell’aria fredda, Roma abbraccia Sidney e la piazza rilancia il messaggio della festa: la luce non si spegne.