Per venerdì 3 febbraio è previsto uno sciopero del servizio degli operatori del servizio educativo per l’autonomia e la comunicazione (Oepac) iscritti alle sigle CUB e USB.
Questi lavoratori che sono impegnati nelle scuole romane dove ci sono studenti e alunni con disabilità scioperano per rivendicare la parità di trattamento economico e normativo per quanti sono addetti al servizio. Inoltre, si legge ancora nella nota della CUB, incroceranno le bracca per rivendicare “il rispetto delle condizioni previste dal CCNL delle Cooperative sociali (retribuzioni, malattia, maggiorazione ore supplementari)”.
In più si chiede di “riprendere le trattative per l’internalizzazione del servizio, in considerazione dell’importanza rivestita nel percorso di inclusione delle persone con disabilità”.
“Oggi i lavoratori Oepac sono contrattualizzati dalle cooperative accreditatesi al Comune con due diverse mansioni perché, per raggiungere un orario da part-time, spesso devono fare due lavori: da operatore e da assistente domiciliare” ha detto Germano Monti, il portavoce romano degli Oepac. Il primo livello, il D1, è pagato di più. “Però dopo sei mesi, la legge prevede che il lavoratore debba essere inquadrato unicamente al livello più alto, e questo non succede”. Non solo c’è il problema dell’inquadramento, ma c’è anche un problema di condizioni previste dal CCNL che non vengono rispettate. “Oggi invece succede che spesso si venga assunti per 12 ore, ma poi si lavori il doppio o anche il triplo delle ore, senza che venga corrisposta la dovuta maggiorazione del 27%. E questo ha conseguenze anche sul TFR, sulle malattie e le ferie godute” ha detto Monti. Di media gli Opeac guadagno cifre che “si aggirano sui 1000/1100 euro al mese, per nove mesi” e durante la pausa estiva non prendono nulla.
“Il sistema scelto dall’amministrazione – ha specificato Monti – non va bene. I controlli sulle cooperative che si sono accreditate non vengono fatti quasi mai. Noi queste cose volevamo segnalarle all’assessora Petrelli che però da tempo non ci riceve né ci risponde. Il 3 febbraio quindi ci presenteremo rumorosamente sotto il suo assessorato alle politiche scolastiche sperando che in questa occasione almeno ci ascolti”.