A trent'anni dalla scomparsa di Giulio Turcato, la Galleria Lombardi di Roma gli dedica una retrospettiva che ne ripercorre l’incessante ricerca artistica. Dal 1° al 29 marzo, la mostra Libertà e felicità esplora l’opera di uno dei più grandi esponenti dell’astrazione italiana del secondo dopoguerra, figura chiave di movimenti come il Gruppo Forma e il Fronte Nuovo delle Arti.
Una mostra per Giulio Turcato
Lontano dalle convenzioni e allergico a qualsiasi etichetta, Turcato ha attraversato la storia dell’arte con uno spirito ribelle e sperimentatore. Guglielmo Gigliotti, autore del saggio in catalogo, lo descrive come un artista che rifuggiva la rigidità accademica, facendo dell'ironia un tratto distintivo sia nella vita che nella pittura. "Turcato giocava con l’arte, ma era un gioco profondamente serio", scrive Gigliotti, sottolineando la leggerezza e la profondità che coesistono nelle sue opere.
L’esposizione, curata da Lorenzo ed Enrico Lombardi, raccoglie 25 lavori che offrono una panoramica completa sui cicli più significativi della sua produzione. Dai primi Comizi del 1948, in cui l’astrazione si mescola all’impegno sociale, ai suggestivi Reticoli, ai luminosi Itinerari, fino alle celebri Superfici lunari, realizzate con materiali non convenzionali come la gommapiume. Non mancano i Paesaggi archeologici, che evocano la stratificazione della città eterna, gli Arcipelaghi dalle forme danzanti e i collage realizzati con banconote, a testimonianza di una continua tensione verso la sperimentazione.
Ad arricchire la mostra, un catalogo con un testo di Giancarlo Limoni, scritto poco prima della sua scomparsa. Considerato un lascito poetico e personale, il suo contributo rappresenta un ulteriore omaggio a un maestro che ha sempre concepito l’arte come espressione autentica di libertà e felicità.