Gazebo gratuiti per le attività di Spin Time davanti all’ex palazzo ex Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore dell’Esquilino. Il Municipio I conferma l’esenzione dal canone per l’occupazione di suolo pubblico, con la precisazione ufficiale: «Gratuiti, non pagheranno il suolo pubblico». Nel dispositivo municipale viene inoltre ribadito che «Il canone non è dovuto», accompagnando il via libera con il patrocinio istituzionale e la previsione di procedure indicate come urgenti per sostenere iniziative di rilievo culturale.
Il provvedimento del Municipio I
La sistemazione dei gazebo negli stalli blu è stata chiesta e ottenuta dagli attivisti per mantenere vivo il presidio e l’esperienza sociale, in attesa di poter rientrare nell’edificio. Tra le iniziative riconosciute, anche l’evento su strada del 29 e 30 agosto intitolato «C’è ancora Spin Time». I permessi hanno una scadenza fissata al 1 ottobre e comprendono il nullaosta alla chiusura della via per 36 ore ogni fine settimana.
Il contesto: dall’occupazione allo stop della trattativa
L’ex palazzo è stato occupato dal 2013 fino all’evacuazione e sgombero del 29 luglio. La linea adottata dal Campidoglio segue il fallimento della trattativa per un acquisto rapido dell’immobile con la proprietà, Investire Sgr. Nell’attuale fase, la presenza in strada di Spin Time è considerata funzionale alla continuità delle attività sociali e culturali promosse nel quartiere.
Le proteste dei residenti e dei commercianti
Le scelte dell’amministrazione hanno acceso la contestazione dei comitati dell’Esquilino, che annunciano nuove azioni legali. Il Comitato Esquilino afferma: «Si parla di urgenza, ci dicessero quale sarebbe? Il festival non poteva aspettare il normale iter burocratico? Quali le urgenze e le motivazioni oggettive? Forse solo il fatto che volevano accontentare gli attivisti concedendo ancora la possibilità di presidiare il palazzo». Lo stesso comitato ha inviato una diffida formale alla Pec del sindaco Roberto Gualtieri. Critiche arrivano anche da ambienti di destra e dai titolari di attività della zona, che per i loro dehors dicono di dover «affrontare una lunga trafila burocratica» e di «paghiamo regolarmente il canone».