Roma convive sempre più con i gabbiani, attratti da scarti alimentari e cattive pratiche nello smaltimento dei rifiuti. A delineare cause e rimedi è Francesco Petretti, docente di Biologia della conservazione a Perugia ed ex presidente del Bioparco, che invita a intervenire sui comportamenti urbani e sugli strumenti di gestione.
Cibo facile e cattive abitudini
«Il gabbiano è ormai un commensale dell’uomo: certo, non si siede alla stessa tavola ma ne intercetta i rifiuti specie se lasciati sul marciapiede in sacchetti di nylon, facili da sfondare con il becco — spiega Francesco Petretti, docente di Biologia della conservazione a Perugia e già presidente del Bioparco —, che significa mettere cibo a disposizione dei gabbiani, ma anche di cornacchie, piccioni, passeri e ratti».
L’esperto richiama l’attenzione sulla gestione domestica e commerciale degli scarti e sulla necessità di evitare il deposito di sacchetti fuori dai contenitori. «Esatto, perché così si apre il ristorante per gli animali della notte. Una risorsa incredibile per loro che sono onnivori: mangiano resti di pizza e di carne, frutta e verdura, specie in questo periodo dell’anno che è il momento di massima esigenza alimentare. I gabbiani giovani mangiano in media il doppio dell’adulto».
Responsabilità e comportamenti
Il biologo sottolinea l’importanza di non attribuire colpe alla fauna selvatica e di elevare gli standard cittadini. «Da ornitologo e biologo non vedo la colpa del gabbiano, che ha fatto solo quello che l’evoluzione gli ha insegnato a fare, cioè diventare un opportunista e approfittare delle situazioni vantaggiose. C’è invece molto da migliorare a livello cittadino».
Strumenti di gestione urbana
Per contenere il fenomeno, Petretti indica soluzioni tecnologiche già sperimentate altrove e replicabili a Roma. «In America, dove sono bravi per quanto riguarda la gestione della fauna, hanno dei cassonetti che sono addirittura a prova di orso, nel senso che una volta buttata la spazzatura dentro neanche un orso non riesce a smontarlo. Non ci vuole molto a farne uno a prova di gabbiano. Lavoriamo un po’ di tecnologia, si tratta semplicemente di trovare modo per realizzare un cassonetto che abbia un ingresso per i rifiuti che precluda l’accesso a un uccello di grandi dimensioni come il gabbiano».
Allontanamento e nidificazione
Le campagne acustiche non risultano risolutive. «No, ai gabbiani non importa nulla: sono animali che non hanno paura neanche dei falchi. Esiste invece il metodo, non cruento e abbastanza soft, applicato a Trieste, in cui vengono prelevate le uova dal nido appena ne viene individuata la posizione. Dopo l’insuccesso nella riproduzione e la perdita della covata, quella coppia se ne va».
Trend a Roma e prospettive
Sull’andamento in città, Petretti colloca l’inizio della crescita a decenni fa, con un’eccezione recente legata al lockdown. «Dagli anni ‘80 e il fenomeno è andato sempre crescendo, salvo per la battuta di arresto che c’è stata durante il lockdown quando l’80% della popolazione dei gabbiani aveva già iniziato a fare il nido e deposto le uova, ma le ha perse perché è scomparso improvvisamente il cibo. Il Comune di Roma ha fatto dei grandi sforzi nella gestione dei rifiuti, ma c’è da fare un ulteriore scatto in avanti: non lasciare i sacchetti fuori dei cassonetti sovraccarichi e strapieni».