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Finanza e natura a Roma: strategie e investimenti per una transizione nature positive

Finanza e natura a Roma: strategie e investimenti per una transizione nature positive

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All’Associazione Civita di Roma si è tenuta la conferenza internazionale “Finance, Business and Natural Capital - Integrating Biodiversity into Economic Strategies for a Nature-Positive Transition”, promossa dal Nature Positive Network con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile e l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, in collaborazione con l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia e la media partnership di Materia Rinnovabile. L’appuntamento ha posto al centro il rapporto tra economia, cambiamento climatico e capitale naturale in un contesto in cui, per ogni dollaro destinato alla tutela della natura, circa trenta sostengono attività che la degradano.

L’incontro a Roma

La conferenza ha esplorato come il capitale naturale possa entrare in modo strutturale nelle strategie economiche e nei processi decisionali, con un confronto tra istituzioni europee e nazionali, comunità finanziaria e grandi imprese. Particolare attenzione è stata dedicata al dialogo tra Italia e Paesi Bassi su settori chiave, a partire dall’agroalimentare, fortemente dipendenti dagli equilibri ecosistemici.

Numeri e priorità

Secondo il rapporto Unep “State of Finance for Nature”, gli investimenti in soluzioni basate sulla natura ammontano a 220,4 miliardi di dollari, per l’89,4% pubblici, e dovrebbero salire a 571 miliardi l’anno entro il 2030, pari a poco meno dello 0,5% del Pil mondiale. Il disequilibrio resta marcato: per ogni dollaro investito in natura, circa trenta sostengono attività dannose, ovvero 7.300 miliardi di dollari contro 220 miliardi impiegati in iniziative positive. In Italia, il Nature Positive Network stima per il 2025 Sussidi Ambientalmente Dannosi pari a poco più di 6 miliardi di euro; la loro riallocazione potrebbe attivare azioni efficaci di tutela del capitale naturale. Focus anche sul Distretto del Po, tra le aree più esposte agli impatti climatici nel Mediterraneo e responsabile di poco più del 40% del Pil nazionale.

Il ruolo delle imprese

Dal WBCSD Business Breakthrough Barometer 2026 emerge che il 92% di 508 leader aziendali vede la sostenibilità come fonte di vantaggio competitivo nei prossimi 5-10 anni. Nel corso dei lavori, Matt Jones ha presentato per la prima volta in Italia il Business & biodiversity report di Ipbes: la natura fornisce oggi più cibo, energia e materiali che mai, ma meno dell’1% delle imprese che pubblicano report di sostenibilità dichiara in modo esplicito gli impatti sulla biodiversità e la dipendenza da servizi ecosistemici cruciali. Il rapporto illustra anche 24 azioni operative, dalla governance alla supply chain.

Voci dai lavori

“Gli ecosistemi sani sono fondamentali per la natura e per il nostro approvvigionamento alimentare. Raggiungere questo obiettivo rappresenta una sfida importante, ma l’innovazione - sia tecnologica che finanziaria - può aiutarci a costruire un ecosistema resiliente. Il governo e le imprese condividono questa responsabilità, e anche la comunità diplomatica ha un ruolo da svolgere”.

“Invertire la perdita di natura dipende da tre fattori: quante risorse mobilitiamo, dove le indirizziamo e dalla capacità del settore privato di riconoscere che la natura non è un costo, ma l'infrastruttura su cui poggia tutto il resto. Il Nature Positive Network continuerà a lavorare in questa direzione per accompagnare il sistema economico italiano in questa trasformazione verso un’economia Nature Positive”.