Anguillara Sabazia resta al centro delle indagini sull’omicidio di Federica Torzullo. La confessione di Claudio Carlomagno non convince gli inquirenti e, nell’ordinanza di custodia firmata dal gip Viviana Petrocelli, emerge il sospetto di un «soggetto non identificato». Il giudice sottolinea l’assenza di pentimento e parla di «una particolare ostinazione nella condotta delittuosa posta in essere».
Le verifiche sulla motivazione e i timori della vittima
Gli investigatori escludono che la scintilla sia stata la relazione della vittima con un uomo nelle Marche. Il contesto, ricostruito attraverso testimonianze, indica una separazione di fatto già avviata e un precedente appuntamento legale saltato per l’opposizione del marito. «Una circostanza — rimarca il gip — che aveva molto preoccupato Federica, tanto da indurla a confidarsi con l’amica».
La cronologia tra la villetta e il capannone
Le telecamere della villetta di via Costantino mostrano che la donna non esce più dopo le 19.25 dell’8 gennaio. La mattina seguente, alle 7.08, compare il Fiat Doblò del padre dell’indagato; alle 7.35 Carlomagno parte con la Kia Sportage. Il percorso conduce al capannone di via Comunale san Francesco, con soste e rientri incrociati tra auto e furgone Iveco. Alle 11.37 l’uomo torna al deposito e vi resta fino alle 14.17: con lui in auto c’è una persona «al momento non identificata».
Incongruenze e tracciati telefonici
Nella nuova versione, l’indagato parla di chiavi restituite dal padre, di un portafogli dimenticato e del cortile: «Non sono entrato in casa, ma ho giocato con il gatto in cortile». Le immagini non confermano. Gli operai di Prima Porta riferiscono un passaggio breve attorno alle 11, mentre i tabulati mostrano che il telefono di Federica viaggia con quello di Carlomagno fino al deposito, dove smette di trasmettere alle 9.17. L’arma non è stata trovata e si cercano riscontri sul presunto lancio vicino a un ponticello con l’ausilio del metal detector. Il procuratore di Civitavecchia ha già evidenziato: «La versione di Carlomagno è incerta, la tempistica non quadra».
Ferite, arma e indizi di pianificazione
L’autopsia rileva 23 ferite da taglio con lama bitagliente; i coltelli potrebbero essere due. L’indagato riferisce: «Intorno alle 6,30 abbiamo litigato sulle modalità della separazione, ha minacciato di portarmi via il figlio ed ero così scosso che ho reagito in modo violento — ha detto il 45enne nella confessione, dopo aver parlato di «normali alti e bassi» nella sua denuncia —. Ho preso un coltello che sapevo essere in bagno e l’ho colpita con almeno due fendenti». Gli inquirenti contestano tempi, luogo dell’arma e dissidi già regolati nella gestione del figlio nella casa di via Costantino. Colpisce, infine, l’uso di ghiaia sul fondo della fossa per drenare i liquidi del corpo e limitare gli odori. «Non è un caso — scrive ancora il gip — che Carlomagno sia andato dalla suocera la sera prima (ad accompagnare il figlio, ndr) preoccupato che la separazione potesse allontanarlo da lei, con cui ha una relazione privilegiata; così come non è un caso che nell’interrogatorio abbia mostrato commozione solo parlando della prospettata perdita del rapporto col figlio».