La prima Corte d’Assise di Roma ha disposto la sospensione del processo a Francis Kaufmann e il trasferimento del 46enne in un centro di igiene mentale per un periodo iniziale di un mese. La decisione, firmata dalla presidente Paola Roja, riguarda l’imputato dei delitti di Villa Pamphili e punta a consentire le cure per il «disturbo psicotico acuto transitorio» attestato dalla perizia.
Trasferimento immediato e stop ai termini
L’ordinanza prevede che, per tutto il periodo di assegnazione alla struttura, sia sospesa la decorrenza dei termini della carcerazione preventiva. Il provvedimento è immediatamente esecutivo perché motivato da ragioni di salute e indica una struttura dello Spo da individuare nella Asl Roma 1 «o, in subordine, in una analoga struttura nel territorio della Regione Lazio». Il trasferimento da Rebibbia, completati gli adempimenti logistici e burocratici, potrebbe avvenire nelle prossime ore.
La condizione per tornare in aula
Secondo la perizia accolta dal tribunale, con un mese di terapie farmacologiche Kaufmann potrebbe tornare «capace» di partecipare al processo, a patto che si realizzi una «collaborazione terapeutica». Resta però il nodo del rifiuto dei farmaci: finora l’imputato non ha accettato gli psicofarmaci proposti dai medici di Rebibbia e Regina Coeli e ha mantenuto un atteggiamento oppositivo anche con i periti del tribunale.
Tso inapplicabile e criticità operative
La lieve gravità del quadro clinico rende inapplicabile un Trattamento sanitario obbligatorio, imponendo quindi di convincere l’imputato ad aderire spontaneamente alle cure. Le strutture dello Servizio psichiatrico ospedaliero (Spo), spesso sovraffollate e con piantonamento della polizia penitenziaria, non offrono contesti ideali per un percorso così delicato. L’ordinanza lascia comunque aperta la strada a eventuali trattamenti coattivi, rimandando ai periti le successive valutazioni.
La misura, da un lato, esclude un’uscita automatica dal carcere in assenza di garanzie sull’evoluzione della patologia; dall’altro, evidenzia le difficoltà pratiche di una presa in carico sanitaria che dovrà conciliare sicurezza, diagnosi e adesione alle terapie.