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Cura del verde a Roma: fondi strutturali e riuso dell’acqua

Cura del verde a Roma: fondi strutturali e riuso dell’acqua

Sabrina-Alfonsi

Roma rafforza la strategia per la cura del verde urbano puntando su riciclo e riuso dell’acqua in risposta alle ondate di calore e alla siccità. L’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi richiama la necessità di un sostegno finanziario stabile. «Per gestire il cambiamento climatico servono fondi strutturali dallo Stato».

La pianificazione del Campidoglio guarda al medio-lungo periodo, con interventi pensati per condizioni meteo ormai mutate. «Le misure che abbiamo messo in campo rientrano in un ragionamento più ampio per cui servono fondi strutturali da parte dello Stato, non solo interventi emergenziali. Dobbiamo passare da una gestione del verde pensata per il clima di ieri a una progettazione capace di reggere il clima di oggi e dei prossimi decenni».

Pozzi e rifugi climatici

La priorità è garantire irrigazione efficiente in parchi e giardini, trasformandoli in aree fruibili anche nei mesi più caldi. «Con misure che a lungo termine vanno rafforzate, tra cui il monitoraggio della nostra falda per riutilizzare i pozzi come infrastruttura necessaria per l’irrigazione di ville e giardini. Il censimento e l’obiettivo di riattivare 88 pozzi è già nelle disponibilità del Comune, ma vogliamo arrivare a 150. La città deve essere irrigata e respirare in modo che le ville e i giardini siano fruibili anche nei mesi più caldi come rifugi climatici. È impossibile innaffiare tutto e ovunque, ma dobbiamo farlo nei parchi, nelle aiuole e vicino alle aree ludiche».

Scelte vegetali e sistemi di irrigazione

L’adattamento passa dalla selezione di specie meno idroesigenti e da sistemi capaci di ridurre sprechi. «Nell’ambito del progetto Cento parchi stiamo puntando sui rain garden, giardini che trattengono l’acqua piovana in eccesso per ridistribuirla nei mesi in cui scarseggia».

La manutenzione considera soluzioni robuste e di facile gestione. «Non sempre questa soluzione, lo abbiamo visto con i sistemi puntuali a goccia, è la più efficace perché presenta alti rischi di rottura e danneggiamento e comporta interventi di rifacimento frequenti (è il caso del giardino davanti al Planetario, dove il meccanismo si è deteriorato dopo un evento e sta per essere ripristinato, ndr): l’alternativa migliore è l’irrigazione a lunga gittata soprattutto negli spazi di grandi dimensioni. Nei giardini di nuova progettazione vengono messe a terra piante a basso consumo idrico, ad esempio la lippia: un tappezzante sempreverde che ha bisogno di innaffiamento nel primo anno di attecchimento, poi necessita di poca acqua. Stiamo adottando lo stesso approccio per il prato sotto la tranvia del Celio, composto da una miscela particolare che ha bisogno di poca irrigazione».

Recupero idrico e innovazione

Il Piano punta su recupero delle acque e materiali innovativi per garantire autonomia nei periodi di siccità. «Stiamo potenziando il recupero dell’acqua delle fontanelle che, invece di andare in dispersione, viene raccolta in vasconi per essere riutilizzata al bisogno o nell’immediato. E per le piantumazioni del prossimo anno utilizzeremo gel idroredentori contenenti polimeri o cellulosa che rilasciano acqua gradualmente e fungono da riserva idrica nei periodi di aridità. La sfida è recuperare ogni fonte d’acqua utilizzabile, ridurre il consumo di acqua potabile, scegliere vegetazione meno idroesigente e rendere il suolo più capace di trattenere l’acqua».

La Capitale orienta dunque la gestione del verde verso resilienza e risparmio idrico, con azioni mirate su pozzi, rain garden, irrigazione a lunga gittata e gel idroredentori, in un quadro che richiede risorse strutturali e continuità operativa.