Roma vive una fase di forte pressione criminale, tra ricambi ai vertici dei clan, escalation di violenza e una rete di alleanze che coinvolge gruppi autoctoni e organizzazioni tradizionali. «C’è un ricambio ai vertici dei clan. I nuovi boss sono molto più violenti». Nell’analisi del comando dell’Arma emerge anche un dato economico che fotografa il mercato: «Lo spaccio nelle piazze della Capitale garantisce 30mila euro ogni 24 ore. Ci sono bande con armi da guerra e ordigni per imporre nuove leadership».
La città e il groviglio di alleanze
Il quadro delineato è quello di una geografia criminale stratificata e mutevole. «Roma ha una geografia criminale complicata: sodalizi di diversa matrice coesistono in una sorta di pericoloso groviglio e, quando salta un accordo o si verifica il classico sgarro, l’azione violenta come il sequestro di un sodale avversario rappresenta un tipico strumento per la risoluzione della controversia. Tutto ciò è divenuto oggi ancor più evidente con l’avvento delle nuove generazioni nelle famiglie criminali, composte da soggetti con meno freni inibitori, che ha portato a una recrudescenza manifestata con azioni sempre più violente ed eclatanti».
Operazioni e vuoti di potere
Dopo l’ultima inchiesta del 6 maggio, con 18 arresti per narcotraffico e legami con referenti dei Senese, l’effetto è un riassetto forzato. «Assolutamente sì, l'operazione eseguita il 6 maggio scorso dai carabinieri di Roma, sotto la direzione della Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto di 18 persone per narcotraffico, alcune delle quali vicine a importanti referenti dei Senese, ne è una dimostrazione... Si tratta di legami ‘invisibili’ che, però, sono attentamente studiati e seguiti dagli investigatori dell’Arma, che conoscono e indagano profondamente le vicende vecchie e nuove ricostruendo, come in questo caso, puzzle articolati e complessi».
Quartieri sotto pressione e piazze di spaccio
L’attenzione resta alta su Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Tuscolano, Giardinetti, Primavalle e Casalotti. «La maggior parte degli arresti e dei sequestri di droga viene fatto a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Tuscolano, Giardinetti, Primavalle e Casalotti... con singole piazze che arrivano a produrre un fatturato anche di 30 mila euro al giorno». Sulle recenti tensioni al Quarticciolo: «Quando si aumenta l’attività di contrasto e di controllo su determinate aree... si vanno a scompaginare le rituali attività illecite e si determina un riassestamento degli equilibri».
Cartelli, armi e minacce
Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma hanno messo in luce un «vero e proprio ‘cartello’» riconducibile a Giuseppe Molisso e Leandro Bennato. La capacità di intimidazione passa anche dagli arsenali: «La disponibilità di armi è un dato reale... il sodalizio più pericoloso della capitale si fosse dotato persino di armi da guerra e ordigni esplosivi... sono stati sventato scontri a fuoco pianificati tra fazioni rivali, come accaduto in ben 5 occasioni a metà aprile».
Le reti estere e la regia dal carcere
Il ruolo estero è determinante nella fornitura di cocaina. «Il ruolo della criminalità straniera è concorrente... la fornitura di cocaina verso le piazze romane è spesso garantita da broker albanesi... sono molto attive anche organizzazioni sudamericane e cinesi». Resta infine l’allerta sulla gestione degli affari oltre le sbarre: «La gestione degli affari dall'interno delle carceri è da attribuire al tipico modo d'agire della criminalità organizzata... orientando l'impegno investigativo all'esplorazione del mondo cyber e delle comunicazioni criptate».