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Covid Lazio, salgono i casi. Ma gli esperti assicurano: "Nessun allarme"

Tornano a salire i casi Covid nel Lazio. Nelle ultime settimane l’incremento è stato ripido, ha portato circa 2.000 nuovi positivi al giorno, molti di più rispetto a questo periodo dello scorso anno, quando i contagi erano fermi a poco più di 200. A favorire l’ennesima impennata, fanno sapere al Corriere della Sera Francesco Pugliese, direttore del Dea del Policlinico Umberto I, e Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli “anche la riapertura delle scuole e la fine dell’obbligo delle mascherine nei luoghi chiusi”.

Ma nonostante questo gli esperti assicurano che non c’è nessun allarme e ancora poca pressione sulla rete ospedaliera: “Bisogna guardare a quel che accade oggi con occhi del tutto diversi da quanto accadeva nel 2020 e nel 2021. Oggi buona parte dei soggetti è vaccinato, ma con Omicron 5 c’è una trasmissibilità molto elevata, pari a uno a 18”, assicura Cauda.

L’impennata è stata registrata soprattutto in determinate fasce d’età: “Tra i 5 e gli 11 anni c’è minore copertura vaccinale quindi il virus circola maggiormente e la riapertura della scuole ha favorito questa nuova fase. Che però è ben lontana dall’essere una nuova ondata. Lo definirei piuttosto un “rimbalzo” di cui a breve è previsto il picco”, ha chiarito ancora al Corriere della Sera il direttore di Malattie infettive del Gemelli.

Pugliese spiega ancora: “Stiamo assistendo a un incremento a “dente di sega”, ovvero con aumenti e diminuzioni continui, ma non c’è nessuna correlazione diretta con la pressione sulla rete ospedaliera. Non c’è nessuno stress. Al Policlinico per esempio sono attivi 60 posti Covid in totale, di cui 6 di terapia intensiva. E, per quel che riguarda questi malati più gravi, si tratta di pazienti che ne avrebbero bisogno a prescindere dall’essere positivi al Covid. Nei reparti ordinari invece c’è un turn over elevato tra ricoveri e dimissioni”, conclude.

G.