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Concorsone, La “fuga” dal posto fisso. Chiamati a firmare il contratto a tempo indeterminato, ma non si presentano

Il posto fisso è per molti un mito ed un’aspirazione, ma non sembra esserlo invece per altri. L’amministrazione Raggi nel 2021 aveva bandito vari concorsi, tra cui il cosiddetto “concorsone” per un totale di posti pari a 1.512 così distribuiti:

  • 1.050 posti per diplomati
  • 420 posti per laureati
  • 42 posti per dirigenti

Le assunzioni sono iniziate a marzo, ma al momento in cui gli assunti sono stati convocati “per firmare un contratto a tempo indeterminato” non tutti si sono presentati. Una vera e propria “fuga”, o almeno l’ha definita così Angelo Ottavianelli, il direttore del Personale capitolino. Gli uffici comunali, da prassi, hanno prima fatto un richiamo e poi una lettera ufficiale di diffida nei confronti di questi vincitori del lavoro in Campidoglio. Tutto ciò però non è servito a niente, o quasi. “Nella penultima chiamata per i funzionari amministrativi, avevamo convocato 30 persone. Non se n’è presentata nessuna. Abbiamo spedito una prima lettera, poi una diffida ufficiale. A quel punto se ne sono presentati quindici”, spiega Ottavianelli. Il problema però è che per ciascuna di queste pratiche si allungano i tempi di assunzione.

I problemi attorno a questo concorsone sono stati tanti, a partire da quello dei Vigili Urbani che fu uno dei più iconici del momento. Chi è risultato idoneo al concorso non è riuscito a coprire l’intero blocco delle assunzioni, cioè il numero degli idonei è stato insufficiente per coprire il fabbisogno. Parlando di numeri, il Corpo dovrebbe ricoprire circa le 9mila unità, ma in realtà si è a poco più di 5mila.

«I piani assunzioni del Comune hanno base triennale - spiega Ottavianelli - perché vanno allineati con la ordinaria programmazione economica e finanziaria del bilancio del Campidoglio. Però la loro applicazione è su base annuale. Quindi, un piano triennale 2022-2024, valido per il 2022, 2023 e 2024, avrà valore applicato solo sul 2022. Per gli anni successivi l’Amministrazione dovrà approvare una specie di piano assunzioni esecutivo per il 2023 e un altro nel 2024».

Una risposta però la dà Andrea Catarci, nominato Assessore al Personale, che parla di un problema di “appetibilità”. «Molti di quelli che rinunciano quando arrivano si fanno due conti sullo stipendio e sulle spese da sostenere, specialmente se sono di fuori Roma. E molti, poi, fanno più concorsi insieme e ovviamente poi scelgono quello più appetibile. Il che è un problema perché in qualche modo vuol dire che il Comune non ha un grande appeal. Come Amministrazione dobbiamo riuscire a fare molto di più».