Coltelli e cellulari sequestrati in carcere a Regina Coeli. A denunciare il tutto è il Sappe: "Realtà sempre più preoccupante", dicono, dopo che dei coltelli e cellulari sono stati trovati e sequestrati nel carcere.
La scoperta è avvenuta giovedì 12 giugno nel corso di una perquisizione straordinaria nella II sezione della casa circondariale. A darne notizia è stato il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria). Lo stesso sindacato, lunedì 9 giugno, aveva denunciato che - con i droni - erano stati lanciati quattro chili di hashish all'esterno del reparto G11 del Nuovo complesso di Rebibbia.
Maurizio Somma, segretario regionale del Sappe, ha parlato di "un intervento efficace che testimonia ancora una volta la professionalità degli agenti in servizio, ma che al tempo stesso accende i riflettori su una realtà sempre più preoccupante: la crescente presenza di dispositivi e sostanze vietate all’interno degli istituti penitenziari. Questo nuovo sequestro - ha aggiunto - dimostra quanto siano gravi e reali i rischi che ogni giorno il personale penitenziario affronta. Nonostante turni doppi, assenza di riposi e organici ridotti all’osso, i nostri agenti continuano a svolgere il loro lavoro con grande senso del dovere. Ma così non si può andare avanti. Serve un piano d'emergenza nazionale per contrastare con forza l’introduzione illecita di telefoni e droga in carcere".
Stando a Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, si tratta di "un fenomeno sempre più in crescita quello dei tentativi di introduzione di telefonini e sostanze stupefacenti a livello nazionale negli istituti di pena che di materiale atto alle comunicazioni. L'operazione è la testimonianza della professionalità della polizia penitenziaria, che oltre a partecipare attivamente all’opera di rieducazione e trattamento, svolge con abnegazione e competenza l’attività di polizia".
Per Capece "si deve fare di più per gli appartenenti alla polizia penitenziaria: potenziando formazione e aggiornamento professionale dei poliziotti, dotandoli degli strumenti tecnologici utili a contrastare l'indebito tentativo di introdurre droga e telefonini in carcere. Penso, ad esempio, all'acquisto e alla dotazione, per ogni carcere del Lazio e della nazione, dei sofisticati body scanner (già in uso negli aeroporti) che possono identificare con notevole precisione qualsiasi oggetto nascosto illegale o potenzialmente pericoloso come oggetti in ferro, ceramica, legno, armi di qualsiasi tipo e ordigni, ovuli di droga o altri oggetti nello stomaco, dispositivi elettronici ed inneschi. Investire in sicurezza vuol dire garantire prevenzione sociale".