"Dopo l'esplosione del 13 agosto nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro servono piena chiarezza sulle cause, controlli rigorosi e garanzie sulla sicurezza dei lavoratori e della popolazione. Ma occorre anche aprire una discussione sul futuro produttivo della Valle del Sacco: il lavoro non può diventare il ricatto attraverso il quale imporre a questo territorio il ruolo di distretto dell'economia di guerra".
Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario romano di Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale del partito, in occasione dell'assemblea pubblica che si è svolta oggi
a Colleferro dopo l'esplosione nello stabilimento KNDS.
L'assemblea si è aperta con un minuto di silenzio dedicato alle vittime delle guerre e ai morti provocati dalle munizioni e dalle bombe prodotte a Colleferro, un gesto che ha immediatamente collegato quanto accade nello stabilimento alle conseguenze della produzione bellica.
"Quando si producono munizioni e si lavorano esplosivi e propellenti, la sicurezza deve essere assoluta. Occorre accertare fino in fondo ciò che è avvenuto, verificare il rispetto di tutte le prescrizioni e garantire ai cittadini trasparenza sui rischi e sulle misure di prevenzione. Non possiamo aspettare un incidente più grave per porci domande che devono trovare risposta oggi".
"Ma il problema non è soltanto quello della sicurezza. Bisogna decidere quale modello industriale vogliamo per Colleferro e per la Valle del Sacco. Non accettiamo la falsa alternativa tra posti di lavoro e sicurezza, né che la tutela dell'occupazione venga utilizzata per rendere inevitabile una continua espansione della produzione militare".
"Le competenze industriali, tecnologiche e professionali presenti in questo territorio possono essere indirizzate verso produzioni civili e socialmente utili. La riconversione può significare investire, ad esempio, nelle tecnologie per le energie rinnovabili e nel fotovoltaico, nella transizione ecologica e in altri settori ad alto contenuto tecnologico, salvaguardando e qualificando l'occupazione".
"La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo enorme sul piano ambientale e sanitario. Non può essere trasformata ora in un distretto dell'economia di guerra in nome della corsa al riarmo. Sicurezza, lavoro e riconversione civile possono e devono procedere insieme. Quello che rifiutiamo è il ricatto secondo cui per avere un posto di lavoro bisogna accettare che il futuro di questo territorio sia legato alle bombe", conclude Barbera.
Max