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Coldiretti, alimenti pericolosi: la lista

La black list dei cibi più rischiosi per il carrello degli italiani, alla ricerca di risparmio a tavola, spazia dai fichi turchi ai pistacchi iraniani contaminati dalle aflatossine e dalle spezie indiane ai litchi cinesi con livelli di pesticidi oltre il limite.

A stilare la lista degli alimenti potenzialmente pericolosi per gli italiani è Coldiretti. L’analisi condotta dall’associazione, basata sul sistema di allerta Rapido (Rassf) è stata diffusa durante l'apertura del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti in collaborazione con lo studio The European House – Ambrosetti presso Villa Miani a Roma.

Coldiretti, gli alimenti potenzialmente pericolosi

La Coldiretti sottolinea che oltre l'ottanta percento dei prodotti pericolosi per la sicurezza alimentare in Italia proviene dall'estero (86%). Dei 317 allarmi rilevati nel 2022, il 33% ha avuto origine da importazioni da altri Stati dell'Unione Europea e il 53% da Paesi extracomunitari, mentre solo il 14% riguardava prodotti di origine nazionale.

Le principali minacce alla salute dei consumatori italiani – secondo Coldiretti - sono rappresentate dai fichi secchi turchi per le aflatossine, dal pesce spagnolo per l'alto contenuto di mercurio, dalla carne di pollo polacca contaminata da salmonella e dalle cozze e vongole spagnole con salmonella e batterio dell'escherichia coli. Pistacchi provenienti da Turchia, Iran e Stati Uniti sono altrettanto pericolosi per l'elevato contenuto di aflatossine cancerogene, così come le erbe e le spezie dall'India e i litchi dalla Cina per la presenza di pesticidi oltre i limiti consentiti.

Anche le ostriche francesi presentano un rischio al norovirus, causatore di violente gastroenteriti. La Coldiretti sottolinea che questa emergenza non coinvolge solo i Paesi in via di sviluppo, ma si estende anche a quelli più ricchi a causa della globalizzazione degli scambi e della competizione al ribasso sui prezzi.

I cibi e le bevande stranieri sono più di dieci volte più pericolosi di quelli Made in Italy, con il 6,4% dei prodotti di importazione che supera i limiti di legge dei residui chimici, rispetto allo 0,6% dei prodotti di origine nazionale, secondo i dati dell'ultimo Rapporto pubblicato da Efsa nel 2023.

Paese di origine sulle etichette

E’ intanto in vigore l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine anche per la frutta e verdura in busta, noci, mandorle, nocciole ed altri frutti sgusciati, agrumi secchi, fichi secchi e uva secca, funghi non coltivati e zafferano. Questo risultato è stato ottenuto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE del regolamento delegato 2023/2429, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2025. Tuttavia, la Coldiretti denuncia che la provenienza resta sconosciuta in diversi casi, dai succhi di frutta alle marmellate, dai legumi in scatola al pane, fino ai biscotti, senza dimenticare l'esigenza di indicare anche nei ristoranti la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola.

“E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di verificare l’origine in etichetta.