Civita Castellana torna al centro della scena culturale del Lazio: dal 24 agosto al 10 settembre va in scena la 38esima edizione del Civitafestival, diretto da Fabio Galandini, con quattordici appuntamenti distribuiti tra la maestosità del Forte Sangallo e l’intimità del Chiostro di San Francesco. Mentre Roma rallenta ad agosto, il borgo della Tuscia conferma la sua vocazione di polo culturale con un cartellone che intreccia memoria civile e grandi classici.
Un percorso tra memoria e grandi interpreti
Il programma attraversa anniversari che parlano al presente: dalla figura di Giacomo Matteotti ai novant’anni dalla scomparsa di Luigi Pirandello, dal centenario della nascita di Dario Fo ai venticinque anni dalla morte di Fabrizio De André. La rassegna si apre con la mostra “Le Madame Barrique” di Giuliana Allegretti, quindi spazio alla musica con l’Orchestra Domenico Mazzocchi impegnata in pagine sinfoniche di Beethoven e Schubert. Il 31 agosto arriva “FaberNoster canta De André”, mentre il 10 settembre le grandi colonne sonore del cinema risuonano con l’Orchestra Giuseppe Tartini.
Teatro e danza tra classici e nuove scritture
Il debutto teatrale è affidato a “Il corpo di Matteotti”, vincitore del Roma Fringe Festival 2026, con Andrea Baldoffei e Riccardo Milani in un’indagine sulla responsabilità individuale e la violenza. La danza affronta il mito con “Eroi e Letteratura – Trilogia dell’Eroe”, scritto e diretto da Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo, ispirato a Iliade, Odissea ed Eneide. L’8 settembre protagonista Gabriele Lavia con “Lavia dice Leopardi”, serata dedicata alla potenza della poesia. Il 2 settembre “Rumore di fondo”, regia di Nadia Baldi con Gea Martire e Antonella Ippolito, porta in scena la condizione degli orfani di femminicidio. Il 3 settembre è la volta della prima nazionale de “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, diretto e interpretato da Luigi Saravo con Fabio Galadini. Il 5 settembre “Il Principe dei sogni belli” di Tobia Rossi, regia di Pierpaolo Sepe, affronta il tema della disabilità. Il 9 settembre si celebra Dario Fo con “Mistero Buffo”, interpretato e diretto da Ugo Dighero.
Le parole del direttore
Il filo rosso dell’edizione è il confronto con la memoria, intesa come motore per leggere l’oggi e immaginare il domani. Come sottolinea il direttore artistico: «Il festival— spiega Galandini — non è una semplice successione di appuntamenti, ma crea un luogo in cui le opere possano incontrare il pubblico attraverso il tempo della riflessione e quello dell’emozione».