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Cinema Roma, torna il Festival di Film di Villa Medici: cinque giorni di incontri e anteprime

Cinema Roma, torna il Festival di Film di Villa Medici: cinque giorni di incontri e anteprime

Cinema sotto le stelle a Roma tra proiezioni, anteprime e incontri con artisti e registi. Torna dal 10 al 14 settembre il Festival di Film di Villa Medici, che quest’anno raggiunge la sua quinta edizione. Cinque giornate con quasi 40 proiezioni nella cornice unica dell’Accademia di Francia a Roma per il Festival, nato nel 2021 con l’intento di esplorare i territori di confine tra cinema e arte contemporanea. Il programma di quest'anno si articola in tre linee principali: un concorso internazionale, la sezione Focus con incontri speciali e carte bianche, e le celebri proiezioni serali nel Piazzale, sotto il cielo di Roma.

Cinema Roma, torna il Festival di Film di Villa Medici: cinque giorni di incontri e anteprime

Il cuore pulsante del Festival è, come sempre, il concorso internazionale, che riunisce dodici opere recenti da tutto il mondo, capaci di raccontare – con approcci, linguaggi e formati differenti – le tensioni, i desideri e le contraddizioni del nostro tempo. È una selezione eterogenea e profondamente libera, in cui convivono sguardi poetici e politici, invenzione visiva e riflessione critica, esperienze intime e affondi sociali.

Dalla Francia arriva +10K di Gala Hernández López, ritratto pungente di un ventunenne ossessionato dal successo facile e dal culto delle criptovalute, pronto a tutto pur di “ce la fare”. Sempre dalla Francia è anche Bonne journée di Pauline Bastard, che trasforma un laboratorio di oggetti di seconda mano in un sorprendente progetto collettivo d’arte partecipata.

Con un tono più lieve ma altrettanto profondo, Dieu est timide di Jocelyn Charles mette in scena un curioso incontro tra due passeggeri e una misteriosa donna in treno, in un delicato gioco di paure e confessioni. In Comment ça va?, invece, Caroline Poggi e Jonathan Vinel immaginano un mondo senza esseri umani, in cui otto animali si prendono cura l’uno dell’altro mentre cercano di superare i traumi lasciati dall’umanità.

Dal Libano, Children of Darkness di Haig Aivazian ci porta nei tunnel del potere e della memoria, tra found footage e animazione sperimentale, mentre il vietnamita Nguyễn Lê Hoàng Phúc firma Bury Us in a Lone Desert, un road movie anomalo e commovente su un ladro, un uomo in lutto e un viaggio inatteso.

Il programma delle proiezioni

Non manca la grande Storia, reinterpretata in chiave irriverente da Igor Bezinović in Fiume o morte!, racconto tra fiction e documentario punk dei mesi folli dell’occupazione dannunziana di Fiume. E c’è anche la storia personale e urbana di Hemel di Danielle Dean, girato in 16mm con attori non professionisti, in cui si esplora il volto nascosto di una città inglese cresciuta secondo i piani utopici del dopoguerra.

Con il monumentale O Riso e a Faca, Pedro Pinho ci conduce in Africa occidentale, dove un ingegnere portoghese si ritrova coinvolto in una rete di relazioni, sparizioni e nuove alleanze: un’opera ambiziosa che attraversa territori geografici e interiori. Di tutt’altro tenore è Lloyd Wong, Unfinished di Lesley Loksi Chan, che riunisce e monta i materiali lasciati dall’artista sino-canadese scomparso negli anni ’90, riflettendo sul senso dell’incompiuto, del tempo e della memoria.

Torna poi il paesaggio italiano in Paraflu, film firmato da Michela de Mattei e dal duo Invernomuto, che racconta, tra pellicola analogica e intelligenza artificiale, il ritorno del lupo nel Nord Italia come metafora del conflitto tra natura, tecnologia e identità. Chiude la selezione The Hand That Feeds di Mtume Gant, presentato in anteprima mondiale: il ritratto intenso di un musicista hip-hop in crisi esistenziale, solo in una New York gelida e alienante, costretto a reinventare il proprio rapporto con il mondo e con sé stesso. Il festival propone anche un articolato programma di proiezioni fuori concorso. Qui il programma.