Maxi multa per Campidoglio e Ama per aver diffuso i dati delle donne che avevano affrontato un’interruzione di gravidanza, indicandoli su targhette apposte sulle sepolture dei feti presso il Cimitero Flaminio. Il Garante Privacy ha sanzionato per 176mila euro Roma Capitale e per 239mila euro Ama, società in-house cui è affidata la gestione dei servizi cimiteriali. Ammonimento per la Asl Roma 1.
La scoperta del cimitero dei feti
La vicenda risale all’ottobre del 2020. Quando alcune donne avevano scoperto che senza aver mai dato il consenso, i loro nomi erano presenti sulle croci al cimitero dove erano sepolti i feti abortiti con interruzione di gravidanza.
Una grave violazione della privacy che ha portato l'Assemblea capitolina ad approvare a novembre 2022 la proposta di modifica del Regolamento di Polizia Cimiteriale del 30 ottobre 1979 in materia di inumazioni di feti, nati morti e prodotti abortivi. A tutela dell’anonimato della donna è stato deciso che sul cippo funerario, non più la croce, sia riportato solo un codice alfanumerico associato al numero di protocollo della richiesta.
L'istruttoria del Garante
Secondo la disciplina di riferimento, spiega il Garante Privacy, i “prodotti del concepimento” di età inferiore alle 20 settimane possono essere sepolti solo su richiesta dei “genitori”, mentre la sepoltura è sempre prevista per i “nati morti”. Per i “prodotti abortivi”, invece, la sepoltura viene comunque disposta dalla struttura sanitaria dopo 24 ore, anche senza richiesta dei genitori.
Dall’istruttoria del Garante è emerso che la diffusione illecita è stata originata da una comunicazione di dati effettuata in violazione del principio di minimizzazione.
"La Asl RM 1 - spiega il Garante - aveva trasmesso ai servizi cimiteriali la documentazione con i dati identificativi delle donne. Le informazioni erano state poi riportate nei registri cimiteriali (determinando potenzialmente la possibilità di estrarre l’elenco di chi aveva effettuato un‘interruzione di gravidanza in tutte le strutture ospedaliere del territorio) e sulle croci, nonostante la normativa specifica preveda che, per l’apposizione della targhetta sul cippo, le informazioni da indicare siano quelle del defunto; quindi tali informazioni non possono in alcun modo essere assimilate a quelle che riguardano le donne che hanno avuto una interruzione di gravidanza".
Oltre ad aver applicato la sanzione nei confronti di Roma Capitale e Ama, il Garante ha pertanto ordinato all’Azienda sanitaria di non riportare più le generalità “in chiaro” sulle autorizzazioni al trasporto e alla sepoltura e sui certificati medico legali.