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Cicinho si confessa: Roma, l’alcol e la rinascita nella fede

Cicinho si confessa: Roma, l’alcol e la rinascita nella fede

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Cicinho, ex terzino di Real Madrid e AS Roma, ripercorre gli anni segnati dall’alcol e i passaggi decisivi della sua vita nella Capitale. “Più crescevo e guadagnavo, più bevevo. A Roma ho fatto il record in un giorno: 70 birre, 15 caipirinha e due pacchetti di sigarette”. Oggi vive a San Paolo, lavora come opinionista tv, non beve da 14 anni e da dieci mesi segue un percorso come pastore evangelico.

La caduta e la dipendenza

L’ex calciatore racconta di essersi avvicinato all’alcol in adolescenza e di non essersi fermato fino ai 32 anni. “Iniziai a bere a 13 anni a una festa, me ne sono innamorato. Vivevo il calcio così: guadagnare soldi per divertirmi. Ho 33 tatuaggi, ma soltanto otto li ho fatti da sobrio”. Il punto di non ritorno arriva in Brasile: “Quando andai al Botafogo, nel 2001. Lì bevevo venti birre e dieci caipirinha al giorno. A 17 anni iniziai anche a fumare sigarette. Ma io il calcio lo vivevo così: volevo arrivare in alto, guadagnare tanti soldi e divertirmi. Quando sono arrivato al San Paolo e poi in nazionale pensavo di aver già ottenuto tutto”.

Roma, fede e il sostegno della famiglia

A Roma emergono gli eccessi, ma anche i primi segnali di svolta. “Stavo sempre a casa. Andavo a letto alle quattro del mattino e alle otto ero all’allenamento ubriaco. Prima di uscire bevevo tre o quattro caffè e mangiavo un pacchetto di cicche per coprire l’odore dell’alcol. E in campo andavo pure forte. Nemmeno Capello sospettava qualcosa”. La rinascita matura grazie alla moglie Marry e alla religione: “Grazie a mia moglie Marry. A Roma mi portò per la prima volta in chiesa. Oggi faccio i culti, parlo della storia di Gesù e l’anno prossimo celebrerò anche il matrimonio di due amici brasiliani in Italia. Credo molto in Dio: ti aiuta a purificarti dal male”.

L’approdo in giallorosso e l’ombra della depressione

Il trasferimento del 2007 nasce da un’intuizione tutta romanista. “Grazie a Doni. Fece una videochiamata Skype con Totti che mi disse: “Guarda che i Galacticos siamo noi”. Mi convinse subito. E poi Roma aveva già avuto tanti brasiliani importanti come Cafu, Aldair e Zago”. L’avvio è promettente con Luciano Spalletti, poi l’infortunio del 2009 e la ricaduta: “All’inizio sì. Con Spalletti mi trovavo benissimo e giocavo tanto. Poi nel 2009 mi ruppi di nuovo il ginocchio e ricominciai a esagerare. Lì ho capito che soffrivo di depressione, anche se all’epoca non volevo ammetterllo”.

Retroscena nello spogliatoio giallorosso

Nel momento più difficile non manca il supporto di Bruno Conti e della dirigenza. “Bruno Conti soprattutto. Mi parlava sempre con affetto: 'Cicinho, meno feste e più allenamento'. Anche Pradè mi stava addosso. A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista”. C’è spazio anche per un episodio acceso dopo una sconfitta: “Una volta Rosella Sensi entrò furiosa nello spogliatoio dopo una sconfitta e disse che non avevamo carattere. Heinze voleva che Totti reagisse, ma Francesco gli disse: 'Aò, stai sereno, lo stipendio arriva lo stesso'. Heinze rispose: 'Tu non puoi fare il capitano'. Da quel momento l’argentino non vide più il campo”.