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Chi era Zhang Dayong: il profilo dell’uomo ucciso a Roma

Chi era Zhang Dayong: il profilo dell’uomo ucciso a Roma

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Zhang Dayong, 53 anni, noto anche con il nome di Asheng, rappresentava una figura chiave all’interno di una delle più complesse organizzazioni criminali di matrice cinese attive in Italia. L’uomo, assassinato a Roma nella notte del 14 aprile 2025 insieme alla compagna Gong Xiaoqing, era coinvolto da anni in un’indagine antimafia che ha smantellato un vasto sistema criminale operante soprattutto tra Prato e la Capitale. Il suo nome era già comparso tra gli imputati dell’inchiesta “China Truck”, avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze nel 2018, che aveva ricostruito una rete di traffici illeciti e intimidazioni, diretta dal boss Zhang Naizhong.

Il ruolo di Zhang Dayong nel sodalizio criminale cinese

Secondo gli atti giudiziari, Dayong ricopriva un ruolo operativo all’interno della struttura guidata da Naizhong Zhang, ritenuto il principale referente della mafia cinese in Toscana. Il gruppo, definito “China Truck”, aveva assunto il controllo dei trasporti commerciali delle aziende cinesi in Italia e in Europa, imponendosi attraverso violenze, minacce e pratiche estorsive.

A Zhang Dayong i magistrati contestavano, in particolare, un tentativo di estorsione eseguito in favore del suo capo. L’organizzazione criminale gestiva un volume d’affari milionario e operava in settori paralleli come lo spaccio di sostanze stupefacenti, il gioco d’azzardo clandestino e la prostituzione.

Le connessioni con la “guerra delle grucce” e il clima di omertà

Il nome di Dayong emerse in relazione alla cosiddetta “guerra delle grucce”, una lotta interna alla criminalità cinese per il controllo delle attività logistiche e tessili, principalmente nell’area di Prato. Il termine fa riferimento alle stampelle per abiti, simbolo dell’industria dell’abbigliamento che costituiva uno dei pilastri economici del sodalizio mafioso.

L'organizzazione esercitava un potere intimidatorio che alimentava un diffuso clima di paura e silenzio. Le indagini avevano rivelato anche eventi sfarzosi, come il matrimonio del boss al Roma Hilton nel 2013, con la partecipazione di decine di affiliati giunti in auto di lusso e tutti formalmente nullatenenti.

L’omicidio di via Prenestina e le ipotesi investigative

Il 14 aprile 2025, Zhang Dayong è stato ucciso insieme alla compagna in un agguato armato in via Prenestina, quartiere Pigneto, nella zona est di Roma. Mentre rientravano a casa in bicicletta elettrica, un uomo armato ha atteso la coppia all’ingresso dell’edificio e ha sparato diversi colpi di pistola, mirando alla testa delle vittime.

Gli investigatori hanno subito inquadrato l’episodio come un’esecuzione mafiosa. La modalità dell’attacco suggerisce un’azione punitiva interna alla criminalità cinese, forse motivata da uno sgarro o da equilibri interni alterati. Le autorità giudiziarie considerano l’omicidio un possibile messaggio diretto ad altri esponenti del gruppo criminale.

Un passato criminale sotto osservazione delle autorità

Zhang Dayong si trovava da tempo sotto la lente delle forze dell’ordine per la sua attività all’interno del sistema mafioso cinese in Italia. La Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina aveva raccolto numerose prove contro di lui e il suo coinvolgimento nel traffico di merci e nelle estorsioni era stato oggetto di diversi procedimenti.

L’uomo viveva a Roma con la compagna Gong Xiaoqing, che risultava avere un precedente per gioco d’azzardo. Entrambi sono rimasti uccisi sul colpo. Le indagini proseguono per accertare movente, eventuali complicità e legami ancora attivi con la struttura criminale originaria.