La censura russofoba diventa pubblicità. “A Viso Scoperto” puntata del 08/01/2025. Con Vincenzo Lorusso, giornalista freelance, Donbass Italia e Michele Menchetti, consigliere comunale di Arezzo.
Puntate precedenti su questo argomento qui, qui, qui, qui e qui.
Ennesima censura per il film documentario russo “Maidan, la strada verso la guerra”, Il documentario sul colpo di stato di Maidan e sulle cause della guerra con l’Ucraina.
Questa volta accade ad Arezzo dove il consigliere comunale di minoranza Michele Menchetti aveva organizzato una proiezione presso la sala rosa dello stesso comune, per il 18 gennaio. Ma il Comune dopo aver concesso la sala ha ritirato la concessione.
Perché la censura su fatti storici?
Vincenzo Lorusso descrive il documentario prodotto da Russia Today: ‹‹In realtà in questo documentario ci sono anche testimonianze dall'altra parte, nel senso che parti di interviste estrapolate dalla televisione ucraina con persone che hanno fatto parte, diciamo hanno partecipato alle rivolte di Maidan, al colpo di stato di Maidan; e forse uno dei motivi per cui viene imposta la censura questo documentario è proprio perché queste persone che hanno partecipato al Maidan, alle manifestazioni di Maidan, ammettono candidamente che un loro obiettivo era proprio quello del rovesciamento del governo Yanukovic. Quindi ammettono candidamente che si sia trattato di un colpo di stato, se lo ammettono loro diventa poi difficile per il mainstream affermare il contrario. Quindi è un documentario prodotto da Russia Today ma con, ripeto, poi Michele lo ha visto quindi proprio per questo ha deciso di portarlo ad Arezzo, ha comunque una sua visione, ma che secondo me non può essere considerata assolutamente propaganda. Ma soprattutto bisognerebbe che lo decidessero gli spettatori, quindi i cittadini di Arezzo in questo caso, i cittadini delle altre città, se è propaganda o meno e non che debba essere deciso da qualcun altro dall'alto››.
La concessione della sala e poi la censura
Michele Menchetti commenta la censura con queste parole: ‹‹Allora, questo documentario mi era stato suggerito e quindi ho contattato Vincenzo proprio per capire se era possibile avere il file, la visione del documentario perché ero interessato all'argomento. Tra l'altro questo documentario si inserisce in maniera perfetta anche per quanto riguarda la mia attività consigliare, perché ricordo che ho un atto di indirizzo depositato ad Arezzo, in comune, che riguarda proprio lo stop invio armi in Ucraina. Quindi si inserisce perfettamente anche in quello che è appunto il mio lavoro, in consiglio comunale. Dopo aver visto il documentario, io ho deciso di proporlo proprio come proiezione pubblica, come spesso ho fatto e faccio anche con altri gruppi, cioè delle proiezioni pubbliche gratuite proprio per portare momenti di riflessione e di confronto nella comunità aretina. Avevo chiesto e ottenuto la prenotazione della sala rosa del Palazzo Comunale di Arezzo correttamente, anche proprio specificando che andavo ad approfondire quella dinamica della politica internazionale, che appunto riguardava quell'atto depositato in Consiglio Comunale e quindi ottenuta la sala ho lavorato sulla locandina, dopodiché appena ho girato la locandina a Vincenzo e poi è uscita su Donbass Italia e su altri gruppi, è successo diciamo un po’ ecco il finimondo tra virgolette ecco›.

È un docufilm di propaganda russa?
Ma siamo davvero di fronte ad un’opera di propaganda russa? Perché altrimenti questa censura? Menchetti risponde così: ‹‹Mi permetto anche di dire che dopo aver visto il documentario, ho notato che, a mio modo di vedere, non si tratta di propaganda, ma è addirittura in certi punti molto autocritico, anche per quello che riguarda gli ucraini filorussi, in un certo senso. Quindi io pensavo che ci sarebbero state sicuramente delle polemiche, come spesso purtroppo mi è successo quando ho portato determinati temi un po'particolari, però sinceramente tutto questo clamore non me lo aspettavo. Quindi ho saputo che se ne era addirittura interessata la vicepresidente del Parlamento Europeo (Giuseppina Picierno ndr) si era interessata, aveva promesso su X che avrebbe pensato lei a contattare il Comune di Arezzo e a fare di tutto per cancellare questa proiezione, e di fatto poi sabato pomeriggio mi arriva la PEC da parte della Presidenza del Consiglio Comunale di Arezzo, che mi informa che la sala mi è stata revocata. Quindi attualmente io sono alla ricerca di una sala privata, perché comunque tantissimi aretini sono interessati a questo argomento e quindi voglio cercare di poter far vedere questa proiezione. Io invito tutti, censori e critici, a vedere questo documentario, prima di criticare. Dopo se ne è vantato anche il sindaco su X, il sindaco di Arezzo, di destra, quindi qui c'è proprio un accrocco anche politico, PD destra, PD regionale, PD europeo e destra aretina, quindi qui proprio si capisce che tutta la politica si unisce perfettamente, si trovano d'accordo.

Ancora una volta la censura si rivela un'arma a doppio taglio, dopo la revoca della sala infatti, è cresciuto l'interesse dei cittadini e con esso le prenotazioni. Chi di censura colpisce, di censura perisce.
“A Viso scoperto” va in onda tutte le sere, dal lunedì al venerdì, alle 23.00, in replica il giorno successivo alle ore 11.00 escluso il sabato mattina. Contatti: avisoscoperto@radioroma.it
(immagine di copertina generata con l'IA).