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Caso Adil Harrati: la Cassazione motiva il no

Caso Adil Harrati: la Cassazione motiva il no

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Roma. La Corte di Cassazione ha respinto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa per Adil Harrati, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Rossella Nappini. Le motivazioni, depositate dalla prima sezione penale presieduta da Giuseppe De Marzo, fissano il perimetro applicativo dell’istituto e ribadiscono che, nel caso concreto, il percorso non risulta utile.

Le motivazioni dei giudici

Nelle motivazioni la Suprema Corte sottolinea l’assenza del requisito essenziale di utilità del programma. Si legge infatti: «Le ragioni del diniego all'accesso ai programmi di giustizia riparativa nella vicenda in esame, anche al di là della questione della mancata istituzione dei Centri di giustizia riparativa, sono state ancorate all'assenza del requisito dell'utilità del programma».

Viene inoltre richiamato il necessario bilanciamento tra le parti coinvolte e l’andamento del processo: «La verifica di utilità costituisce un momento di corretto bilanciamento tra gli interessi in gioco perché comporta l'adozione di una decisione che certamente ha delle conseguenze quantomeno sui tempi e sulle modalità di espletamento del processo».

I giudici ricordano che un percorso riparativo deve puntare a un accordo volto alla riparazione dell’offesa e alla ricostruzione della relazione tra i partecipanti. Nel procedimento a carico di Harrati, ad aprile è stata confermata la pena dell’ergastolo, con il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà.

Il caso a Roma

Il delitto è avvenuto a Roma il 4 settembre 2023. Secondo gli atti, Rossella Nappini, infermiera del San Filippo Neri, fu uccisa con 56 coltellate davanti alla casa della madre in zona Trionfale. L’imputato, muratore di 45 anni, è stato riconosciuto colpevole con sentenza definitiva.

Il commento della parte civile

L’avvocata Licia D’Amico, legale di parte civile per l’Associazione “Insieme con Marianna”, evidenzia la portata della decisione. «Questa sentenza dà delle indicazioni più generali rispetto all'istituto della giustizia riparativa, laddove parla di valutazione di utilità e meritevolezza». Prosegue D’Amico: «Lo strumento funziona di certo quando ci sono delle condizioni da riparare, penso ai torti di natura economica, ma mi chiedo se possa funzionare nei casi di femminicidio. Infatti concordo con la Cassazione quando rileva che l'accesso alla giustizia amministrativa non deve trasformarsi in un escamotage per l'imputato». E conclude: «La parola chiave è il bilanciamento, questa pronuncia è importante perché è una delle prime volte che la Cassazione affronta il tema della riparazione in maniera organica».