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Casa del Jazz, verso lo stop agli scavi: dopo 132 giorni nessun indizio

Casa del Jazz, verso lo stop agli scavi: dopo 132 giorni nessun indizio

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Potrebbe fermarsi a breve l’operazione sotto la Casa del Jazz di Roma, dove da metà novembre si scava alla ricerca di elementi utili per riaprire il caso sulla scomparsa del giudice Paolo Adinolfi del 1994 e, più di recente, per verificare possibili collegamenti con la vicenda di Emanuela Orlandi. A 132 giorni dall’avvio dei lavori, non sono emersi riscontri e in Prefettura si valuta la sospensione degli accertamenti.

Il punto sulle ricerche sotterranee

La gestione delle attività è passata a Natale alla Prefettura di Roma, con il coordinamento del prefetto Lamberto Giannini. Da gennaio operano i vigili del fuoco del comando provinciale, impegnati anche durante il maltempo e affiancati da militari dell’Esercito e forze di polizia per la vigilanza. L’accesso al cunicolo è stato individuato sotto la dependance dell’ex Villa Osio, oggi sala di registrazione. I tecnici hanno fronteggiato un vero labirinto sotterraneo, tratti di muratura coperti da terriccio e una frana già segnalata trent’anni fa in occasione dell’unico intervento disposto dalla Procura di Perugia, alla presenza del boss della Banda della Magliana Enrico Nicoletti.

Per garantire la sicurezza, ogni azione in aree strutturali è stata autorizzata dalla Sovrintendenza. In alcuni tratti i pompieri hanno lavorato a mani nude per evitare cedimenti e non compromettere l’integrità dell’immobile, bene confiscato alla criminalità e divenuto un riferimento culturale della Capitale.

Indagini e tutela del bene pubblico

L’obiettivo iniziale era individuare indizi capaci di riattivare l’inchiesta sulla scomparsa di Adinolfi, magistrato che si era occupato dei beni del cassiere della Magliana. Successivamente si è guardato anche a possibili riscontri sul caso Orlandi. La Procura di Perugia ha chiesto di essere costantemente informata, ma al momento non sono state trovate tracce utili.

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Gli scavi, iniziati in forma privata su impulso dell’ex giudice Guglielmo Muntoni e poi divenuti pubblici dopo l’interessamento della Prefettura, hanno visto la presenza del Comune di Roma con propri funzionari. Restano da ripristinare i segni lasciati dalle ruspe nelle fasi iniziali. Alla luce dell’assenza di risultati e per evitare danni al complesso, si va verso la sospensione delle operazioni.