Roma resta al centro di un’inchiesta che fotografa una regia criminale capace di operare anche oltre le sbarre. Secondo quanto ricostruito da carabinieri e Dda, Giuliano Cappoli, alias «Maverick», avrebbe continuato a gestire il cartello della droga dalla casa circondariale di Rebibbia, in via Tiburtina, utilizzando telefonini criptati per impartire ordini, mantenere i contatti con i sodali e incidere sulle dinamiche interne del carcere. Nel mirino anche i collegamenti con i super boss Bennato, Molisso e Demce.
La cabina di regia: il carcere come snodo
Nell’istituto romano, insieme a Cappoli, erano detenuti «Neymar», al secolo Manuel Grillà, e «Billo», Davide Magozzi, indicato come «retta», cioè custode dei carichi di droga. Il pentito Fabrizio Capogna, che tra il 2020 e il 2021 ha condiviso la cella con «Maverick», ha riferito di un telefono cifrato in uso comune e di scambi di foto con l’esterno. Per gli inquirenti, dal penitenziario si sarebbero decise non solo le forniture, ma anche eventuali punizioni e perfino spostamenti di detenuti all’interno dei reparti.
I fatti contestati e le ammissioni del pentito
Capogna ha spiegato di aver saputo tramite quel telefono del sequestro di Alfredo Le Donne, legato a un debito attribuito al figlio Massimiliano, e dell’accoltellamento di un cittadino albanese in Spagna. Ha inoltre ammesso che «quando sono uscito, ci siamo incontrati — con Cappoli, ndr —, ci siamo scambiati il contatto ed è successo che talvolta, quando mi mancava lo stupefacente, l’ho chiesto a lui, ma si trattava di qualche chilo».
I contatti, le intercettazioni e i messaggi dal carcere
Nell’ordinanza il gip annota: «Cappoli era — scrive il gip nella sua ordinanza — in costante contatto con numerosi soggetti detenuti di rilevante spesso criminale, come Leandro Bennato, Giuseppe Molisso, nonché con i suoi sodali Manuel Grillà e Massimiliano Rasori, detto «Stipetto», il tutto tramite telefonini criptati, usati sia per l’invio di messaggi, che per videochiamate e chiamate vocali». In un passaggio riferito ai pm, Capogna ricorda: «sul telefonino compariva il nome “Lazio”. Se non mi sbaglio mentre eravamo detenuti fu mandato in zona Fleming a prendere un cane».
Le intercettazioni riportano una conversazione del novembre 2025, quando «Maverick» avrebbe avvertito un conoscente: «Ti devi mettere dentro una cella tranquilla, ti devi fare la galera. Non puoi stare dentro dove reggono i telefonini, ti accollano i telefoni e ti prendono per il collo». E ancora: «Non parlare all’aria, non parlare ai colloqui, non parlare da nessuna parte». Il detenuto, poi trasferito in un reparto ritenuto più sicuro, lo ringraziò: «Grazie a te è come se sto al Grand Hotel».
Tra i fruitori dei telefonini in carcere, secondo gli inquirenti, figura anche Massimiliano Del Vecchio, detto «Pupone», attualmente a Spoleto e coinvolto nell’indagine per tre episodi di acquisto di sostanze stupefacenti.