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Cartello della droga a Roma: faide interne e 18 arresti

Cartello della droga a Roma: faide interne e 18 arresti

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Roma resta al centro di un vasto traffico di stupefacenti organizzato come un vero franchising criminale. Un’operazione dell’antimafia ha portato a 18 arresti, con 27 indagati complessivi, facendo emergere ruoli, metodi e fratture interne di un gruppo guidato da Giuliano Cappoli, detto «Maverick», e Manuel Grillà, detto «Neymar», ormai autonomo dagli storici riferimenti Bennato, Demce e Molisso e, in particolare, dai boss Michele e Angelo Senese.

La catena di comando e la gestione del business

La struttura del sodalizio prevedeva incarichi distinti e una rigida ripartizione delle funzioni. Alla contabilità provvedeva «Chapino» Daniele Marascio, mentre Cappoli curava i rapporti con i fornitori all’estero e prendeva le decisioni operative. Nelle carte della gip Ilaria Tarantino è riportato un passaggio chiave: «Cappoli prende le decisioni più importanti per l’operatività e sopravvivenza del gruppo anche a costo di commettere azioni violente, quali estorsioni per recupero crediti di droga ovvero pianificazioni di omicidi per rimediare a torti subiti da qualcuno dei sodali».

Il debito, la “taglia” e la caccia in Spagna

Gli inquirenti ricostruiscono la pressione su Massimiliano Le Donne, ritenuto debitore di circa 200 mila euro per una partita di fumo mai pagata. Dalle conversazioni intercettate emerge la ricerca in Catalogna e una rete di contatti tra Barcellona e Anversa. Il clima è riassunto da un’allusione cinematografica attribuita a Grillà sul destino del debitore: «Fa la fine del barone Rosellini». Il tentativo, però, non è andato a segno e Le Donne è riuscito a sottrarsi all’assedio.

Faide tra pari e rischio di scontro armato

L’inchiesta fotografa anche un conflitto interno tra gruppi, con un regolamento di conti sfiorato. La gip Tarantino motiva così le misure più dure per tre indagati incensurati, Gabriele Carpisassi, Andrea Carpisassi e Nicolò Lucino: «Con riferimento a Gabriele Carpisassi, Andrea Carpisassi e Nicolò Lucino si ritiene che unica misura in grado di scongiurare il pericolo di recidiva, di fuga e inquinamento probatorio, la sussistenza di un vero e proprio conflitto armato che vede due gruppi contrapposti e la volontà di eliminarsi a vicenda, sia la misura della custodia cautelare in carcere».

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinate dai pm Cascini, De Santis, Pinto, Capezzuto e Santangelo, e delineano un cartello della droga a Roma capace di espandersi nonostante il contrasto delle forze dell’ordine.