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Call center, Barbera: "A Roma 1.200 lavoratori a rischio, l'IA riduca l'orario non l'occupazione"

Call center, Barbera: "A Roma 1.200 lavoratori a rischio, l'IA riduca l'orario non l'occupazione"

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"Almeno 1.200 lavoratrici e lavoratori dei call center sono a rischio a Roma. Sosteniamo la vertenza aperta dai sindacati e chiediamo al Campidoglio di utilizzare tutte le competenze a sua disposizione, a partire dagli appalti e dai servizi di Roma Capitale. Al Governo chiediamo invece di aprire un confronto nazionale sul futuro del settore e sulle conseguenze occupazionali dell'intelligenza artificiale".

Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario della Federazione di Roma, Castelli e Litoranea e membro della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, intervenendo sull'allarme lanciato da SLC-CGIL Roma e Lazio.
"Quello dei call center e' uno dei primi settori nei quali l'impatto dell'intelligenza artificiale e dell'automazione sul lavoro sta diventando concretamente visibile. Sarebbe però profondamente sbagliato trasformare questa vertenza in una battaglia contro l'innovazione.
L'intelligenza artificiale può migliorare i servizi, eliminare mansioni ripetitive e aumentare la produttività. La questione politica è stabilire come distribuire i benefici di questa trasformazione
”.

Se grazie all'innovazione per svolgere la stessa quantità di lavoro serve meno tempo – rimarca Barbera - la conseguenza non puo' essere automaticamente meno occupazione. Una parte dell'aumento di produttivita' deve tornare ai lavoratori attraverso una progressiva riduzione dell'orario a parita' di salario.

L'IA deve ridurre il tempo di lavoro, non cancellare posti di lavoro.
Condividiamo quindi la richiesta dei sindacati di intervenire prima che la crisi si trasformi in licenziamenti, investendo su formazione e riqualificazione e valorizzando le competenze degli operatori nelle nuove attivita' prodotte dalla transizione digitale
”.

Dunque, prosegue il segretario della Federazione di Roma, Castelli e Litoranea e membro della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, “Roma Capitale può fare concretamente la propria parte. Chiediamo una ricognizione degli appalti, degli affidamenti e dei servizi di competenza comunale nei quali operano call center e customer care, garantendo il rispetto delle clausole sociali e accompagnando l'introduzione delle nuove tecnologie con la tutela e la riqualificazione del personale.

La digitalizzazione della Pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini puo' inoltre offrire nuovi ambiti nei quali utilizzare professionalità che rischiano altrimenti di essere disperse.
Ma le risposte strutturali spettano al Governo. Serve un confronto nazionale con sindacati, imprese e grandi committenti per governare preventivamente l'impatto dell'automazione sull'occupazione, invece di intervenire soltanto quando i posti di lavoro sono gia' scomparsi.

La vicenda dei call center anticipa una questione destinata a riguardare milioni di lavoratori. Nei prossimi anni l'intelligenza artificiale produrrà enormi incrementi di produttività. Dobbiamo decidere se serviranno soltanto ad aumentare i profitti o anche a ridurre il tempo di lavoro e migliorare la vita delle persone.

La sfida non e' fermare il progresso tecnologico, ma trasformarlo in progresso sociale".

Max