Un’ondata di caldo anomala sta investendo l’Europa e spingendo lo zero termico sulle Alpi oltre i 4.500 metri. Secondo Carlo Barbante, Istituto di Scienze Polari del Cnr e Università Ca’ Foscari di Venezia, la linea che separa accumulo e fusione della neve si è alzata ben oltre la media recente, lasciando solo poche cime come Monte Bianco e Monte Rosa al di sopra dello zero.
Zero termico in forte risalita
Nella seconda metà del Novecento lo zero termico si attestava intorno ai 2.950 metri, mentre oggi oscilla in media tra 3.300 e 3.400 metri e l’aria rovente di questi giorni lo ha spinto ancora più in alto. In quota si registrano notti tropicali con temperature superiori ai 20 gradi e in alcune aree oltre i 30 gradi già dagli 800 metri.
Barbante sottolinea il quadro complessivo: «la situazione dei ghiacciai alpini è critica, ma per fare un bilancio bisognerà attendere, come sempre, la fine dell'estate».
Monitoraggio e rischi per i ghiacciai
La tenuta dei versanti glaciali è sotto osservazione continua. «Scioglimenti ingenti possono provocare cedimenti e - sottolinea Barbante - ci sono ghiacciai che sono costantemente monitorati proprio per questo motivo». L’esperto richiama l’equilibrio tra neve invernale e fusione estiva, ormai sempre più fragile: «Si tratta di un delicato equilibrio e i bilanci di massa dei ghiacciai sono sempre più negativi. Negli ultimi tre anni - aggiunge - hanno già perso il 10% della loro massa».
Il segnale dalla Svizzera
In Svizzera l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (Wsl) indica il 29 giugno come 'Glacier Loss Day', giorno in cui le riserve di neve stagionali dei ghiacciai risultano esaurite e ogni ulteriore fusione riduce la massa di ghiaccio. Il confronto con il 2022, anno peggiore finora, è stretto e il 2026, iniziato male, «prosegue ancora peggio», scrive Wsl. «Con l'attuale ondata di caldo sembra che quest'anno si possano raggiungere valori molto simili», aggiunge l’istituto, ricordando anche la scarsa neve di fine inverno e gli episodi di sabbia sahariana a marzo.
Acqua in calo e prospettive estive
Gli effetti si riflettono sulle risorse idriche. «Il problema è anche che la copertura nivale è molto scarsa e dunque si sta già facendo sentire l'effetto legato alla siccità dei fiumi, comincia a mancare l'acqua», afferma Barbante, che coordina il progetto europeo Beyond Epica dedicato allo studio del clima attraverso le carote di ghiaccio. La tenuta estiva dei ghiacciai alpini dipenderà ora dall’andamento delle prossime settimane.