A Roma, le ondate di calore sempre più frequenti stanno diventando un fattore critico per le donne in gravidanza. Dalla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore arriva un richiamo alla prudenza, con indicazioni pratiche per ridurre l’impatto del caldo su madre e feto.
Focus da Roma su rischi e prevenzione
L’analisi nasce dal lavoro del professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Campus di Roma, e direttore della Uoc Ostetricia e Patologia ostetrica del Policlinico Gemelli. Dal nosocomio capitolino è stato inoltre diffuso un decalogo dedicato alle future mamme per affrontare le giornate con temperature elevate.
I rischi spiegati dallo specialista
"Le modificazioni fisiologiche che accompagnano la gestazione - dall'aumento del volume ematico ai cambiamenti nella termoregolazione - rendono l'organismo materno particolarmente vulnerabile alle temperature elevate, con possibili ripercussioni sulla salute della madre e del feto. Numerosi studi hanno evidenziato un'associazione tra l'esposizione a temperature estreme durante la gravidanza e un aumento del rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e altre complicanze ostetriche. Diventa quindi essenziale fornire alle future mamme indicazioni chiare su come proteggersi durante i mesi più caldi dell'anno"
I momenti più delicati della gravidanza
"Certamente una delle fasi più delicate è l'inizio, il primo trimestre - spiega lo specialista - In questo periodo, complice la nausea e il vomito (la cosiddetta iperemesi della gravidanza), le donne tendono a bere meno e a disidratarsi e questo aspetto può essere aggravato dalle alte temperature e dalla sudorazione profusa. Lo stato di disidratazione può comportare squilibri idro-elettrolitrici e complicazioni potenzialmente gravi per la funzione del cuore e del cervello. Le donne gravide, insieme ai bambini e agli anziani, sono le persone più a rischio disidratazione con il caldo. Per questo è molto importante assumere regolarmente dei liquidi, preferenzialmente acqua, in quantità non inferiori ai 2,5 litri al giorno. In caso di nausea intensa e vomito, si può inizialmente provare a controllare i sintomi con sostanze naturali (complessi a base di vitamina B1 e B6, preparati a base di zenzero) o con l'agopuntura; lo step successivo è rappresentato da farmaci anti-emetici (oggi ci sono tante soluzioni sicure a base di antistaminici). Se tutto questo non dovesse funzionare, si può ricorrere ai farmaci per via intramuscolare (antagonisti della dopamina o della serotonina) ed eventualmente valutare l'opportunità di un ricovero in caso di grave disidratazione e necessità di nutrizione o infusione di soluzioni saline per via endovenosa. L'altro momento delicato per la gestante esposta al caldo e alle alte temperature è quello della fase finale della gravidanza, il terzo trimestre avanzato, quando già fisiologicamente la donna presenta una riduzione dei valori di pressione arteriosa, un meccanismo messo in atto dalla natura per proteggere la salute della gestante e per garantire un maggior flusso di sangue alla placenta. Se a una condizione di pressione bassa, legata allo stato di gravidanza in sé, si aggiunge la vasodilatazione e la disidratazione legata al caldo estivo, l'ipotensione può accentuarsi, aumentando il rischio di episodio lipotimici, perdita di coscienza, con tutti i rischi collegati ad una eventuale caduta"
Indicazioni per le future mamme
Dall’ospedale capitolino arriva un decalogo di buone pratiche per limitare i pericoli del caldo estremo e sostenere la salute di madri e bambini. L’invito è a seguire con costanza i consigli specialistici, ponendo massima attenzione alla disidratazione e ai segnali di affaticamento, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno.