Riccardo Calafiori, oggi punto fermo dell’Arsenal e presenza stabile in Nazionale, torna sul proprio percorso partito da Roma e cresciuto tra aspettative, inciampi e rilanci. In una testimonianza densa di memoria e lucidità, il difensore ripercorre le tappe che lo hanno condotto nell’élite europea conservando un legame forte con la Capitale.
Dalle radici romane alla ribalta
La crescita nel vivaio giallorosso ha segnato in profondità la sua storia professionale e personale. Calafiori sottolinea il valore degli affetti e il desiderio di restituire quanto ricevuto dalla famiglia. «Quando ero alla Roma ho comprato casa ai miei genitori. In 23 anni ho ricevuto davvero più complimenti come persona che come calciatore: il merito è loro, mi sembrava giusto ripagarli».
Le montagne russe con Mourinho
Gli inizi in prima squadra furono accompagnati da attese altissime. Dopo la firma con la Roma, Mourinho diffuse un video mentre analizzava il suo profilo e in seguito, dopo il 6-1 con il Bodo Glimt, lo giudicò non pronto per il livello della squadra. L’impatto emotivo fu immediato. «Pazzesco. Avevo staccato il telefono per un paio d’ore e, quando l’ho acceso, avevo 300 notifiche da leggere. La gente mi inviava il video con le mie statistiche pubblicato da Mou. Ero contentissimo, poi probabilmente l’ho deluso e dopo il Bodo è cambiato tutto. Doveva andare così, è stata una batosta ma mi ha aiutato a crescere».
Lo smarrimento e la ripartenza
Terminata l’esperienza al Genoa, il difensore scivolò lontano dai riflettori. La reazione nacque dal confronto con la realtà e dalla scelta di rimettersi al lavoro. «Avevo l’autostima sotto i piedi. Sono tornato alla Roma e ho appreso da un Sms che ero fuori rosa. Mi chiedevo se il mio destino fosse nelle Serie minori, però ero fiducioso: non ho mai sognato di essere un calciatore normale, volevo lavorare per arrivare dove sono ora».
Il filo con Roma che porta a Londra
Il presente parla di Londra e di amicizie nate nelle giovanili della Roma che oggi si ritrovano oltre Manica. Il legame con Edoardo Bove, ora al Watford, resta quotidiano. «Abitiamo nello stesso palazzo. I centri sportivi di Arsenal e Watford sono adiacenti, quindi Edo ha cercato casa nella mia stessa zona. Credo sia destino: una vita insieme nelle giovanili della Roma, ora vicini di casa a Londra. Qualche giorno fa l’ho abbracciato e ho toccato il defibrillatore sottocutaneo, mi ha fatto un po’ strano. Invece, lui è sereno e ha voglia di spaccare il mondo. Sono contento per Edo».
La traiettoria di Calafiori resta così legata a Roma e al suo vivaio, tra riconoscenza, maturità e una crescita costruita passo dopo passo fino all’attuale stabilità nell’Arsenal.