Buoni pasto fermi a 7 euro dal 2012 e ormai soprannominati «buona colazione» dai dipendenti pubblici. Nel nuovo ciclo di rinnovi contrattuali si apre uno spiraglio: nella bozza 2025-2027 delle Funzioni centrali arriva l’ipotesi di superare il tetto fissato dalla spending review, un tema reso urgente dall’inflazione degli ultimi anni.
Cosa prevede la bozza
Nell’articolo 33 del testo negoziale Aran-sindacati compare la clausola: «le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità». Secondo l’Aran si tratta di una «norma-gancio», utile ad aprire la strada ma che richiederà un successivo intervento legislativo per essere effettiva. L’obiettivo dichiarato è allineare il valore dei ticket alla perdita di potere d’acquisto senza gravare in modo disomogeneo sui singoli bilanci.
Le posizioni dei sindacati
Il tema è centrale per le sigle del pubblico impiego. «Tra ottobre 2021 e ottobre 2025 - spiega il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia - i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9 per cento, registrando un incremento di quasi otto punti percentuali superiore a quello dell'indice generale dei prezzi al consumo.Aumentare i buoni pasto non vuol dire solo intervenire su un benefit: è un modo relativamente rapido per proteggere il reddito reale proprio sulla voce di spesa più colpita».
Per la Fp Cgil, Giordana Pallone ritiene l’apertura significativa, pur con cautela: «stiamo parlando solo di una bozza e di un contratto che deve ancora essere firmato», e ribadisce la necessità di un sostegno statale: «In legge di Bilancio andranno trovate le coperture per finanziare l'aumento dei buoni pasto perché le amministrazioni da sole non hanno le risorse per farlo».
Sui rischi di squilibri interviene la Federazione lavoratori pubblici. «I dipendenti pubblici a pranzo hanno tutti diritto allo stesso pasto, così invece corriamo il rischio che quelli di un ministero "ricco" mangino di più dei loro colleghi di un ministero "povero". Lo Stato deve farsi carico di questo intervento: abbiamo calcolato che basterebbero 180 milioni di euro per portare i buoni pasto dei dipendenti coinvolti a 10 euro».
I rinnovi e i numeri in sanità
Nel frattempo il nuovo contratto dei ministeriali prevede aumenti fino a 208,80 euro lordi al mese. Sul fronte sanità, il tavolo per l’Area 2025-2027 interessa circa 138 mila dirigenti, con risorse pari a 322,71 milioni per il 2025, 645,43 per il 2026 e 968,14 a regime dal 2027, e un incremento medio per 13 mensilità di 561 euro. Per il comparto con 590 mila lavoratori sono attesi 209 euro mensili e arretrati intorno a 1.200 euro. A fine marzo i contratti in attesa di rinnovo erano 29 per circa 4,1 milioni di dipendenti, mentre l’Istat segnala a marzo un +3,2% dell’indice delle retribuzioni contrattuali nella Pa.