Botteghe storiche di Roma in affanno tra affitti elevati, pressione dei grandi marchi e vuoti informativi. L’Associazione botteghe storiche rilancia l’allarme: «I nostri locali sotto l'attacco di grandi brand e minimarket». I dati più aggiornati risalgono al periodo 2002-2012, quando gli esercizi artigiani passarono da 5mila a 2mila. Negli ultimi 14 anni si stima la chiusura di almeno un altro migliaio di attività, senza un quadro ufficiale che ne certifichi l’andamento.
Il nodo del censimento e delle regole
La competenza sulle botteghe storiche nel Lazio è passata alla Regione con la legge 1/2022, ma il quadro resta incompleto. «La legge regionale 1/2022 con cui le botteghe sono passate da competenza comunale a regionale — spiega Giulio Anticoli, presidente dell’Associazione botteghe storiche di Roma — prevede un censimento che ancora non è stato fatto».
Nell’associazione risultano iscritte 120 attività; nell’albo pretorio di Roma figurano 204 botteghe. Per l’adesione all’associazione è richiesta un’anzianità di almeno 50 anni con continuità familiare, mentre dal 2022 la Regione riconosce lo status anche senza questo requisito.
Le richieste di sostegno per il centro storico
Sul fronte economico e fiscale, il presidente indica alcune priorità per preservare l’identità del centro storico e la rete artigiana. «Si potrebbe, ad esempio, abbassare l’Iva al 9% e la differenza fino a quota 22% il titolare la potrebbe reinvestire in innovazione. E poi rivedere affitti e Imu: un tempo alcuni rioni del Centro erano popolari, aree molto degradate, mentre ora hanno affitti insostenibili. E chi ha la fortuna di possedere le mura affronta una fiscalità molto alta. Parigi, ad esempio, sta cercando di trattenere questo tipo di negozi nel centro storico con extra tasse per i grandi centri commerciali».
Dal fronte istituzionale, l’associazione segnala interventi considerati episodici. Nel 2022 il Comune ha varato un contributo a fondo perduto di 5mila euro per le botteghe storiche, liquidato solo lo scorso anno, senza però una visione strutturale di lungo periodo.
Identità e futuro
Tra le cause delle chiusure pesano anche il mancato ricambio generazionale e conflitti ereditari. Il monito finale è netto: «Ma un centro storico che perde la sua tradizione commerciale diventa soltanto un’industria turistica senz’anima».