Restituita alla cittadinanza l'area archeologica di via delle Botteghe Oscure, che conserva i resti monumentali di un tempio romano di straordinario valore storico archeologico. L'intervento è stato realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nell'ambito del programma PNRR – Caput Mundi.
Gli interventi di restauro hanno riguardato il consolidamento e il restauro dei materiali archeologici, tra cui le colonne di peperino superstiti, interessate da diffusi fenomeni di degrado strutturale e superficiale.
È stato inoltre installato un nuovo impianto di sicurezza e un sistema di illuminazione artistica finalizzato a valorizzare il sito anche nelle ore serali. Gli interventi hanno consentito di mettere in sicurezza le strutture, migliorandone al tempo stesso la leggibilità e la fruizione da parte del pubblico.
"Grazie al programma Caput Mundi e alle risorse del Pnrr restituiamo alla città un luogo di grande valore storico, aggiungendo un nuovo tassello al percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma. Un impegno concreto per rendere la nostra storia sempre più accessibile e fruibile da cittadini e visitatori", ha dichiarato il Sindaco Roberto Gualtieri. "Desidero ringraziare la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, gli archeologi, i restauratori e tutte le professionalità che hanno contribuito al recupero di questo importante sito."
L'area fu riportata alla luce nel 1938 durante i lavori di ampliamento di via delle Botteghe Oscure.
I resti oggi visibili appartengono a un grande complesso monumentale che comprendeva un tempio circondato da un quadriportico.
L'edificio sacro, di età repubblicana e successivamente restaurato in epoca domizianea dopo il devastante incendio dell'80 d.C., era caratterizzato da un'imponente architettura con colonne in peperino rivestite di stucco e capitelli corinzi.
All'interno delle cantine moderne, sotto il palazzo di via Celsa 3-5, si conservano il muro meridionale e quello orientale della cella, di età flavia. Addossato a quest'ultimo è visibile una sezione del grande basamento in opera laterizia per i simulacri di culto. All'interno della cella vi dovevano essere due file di colonne poste a poca distanza dai muri laterali, come è possibile desumere da un frammento della Forma Urbis, la pianta marmorea severiana – oggi esposta nel Parco Archeologico del Celio - che raffigura una sezione del complesso recante l'iscrizione, incompleta ma sicuramente integrabile, MINI.
Max