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Baby gang, nuova aggressione a Roma: parla il criminologo

Baby gang, nuova aggressione a Roma: parla il criminologo

immagine di repertorio

Mancavano pochi minuti alla fine del suo turno di lavoro. La stazione metro Jonio di Roma stava per chiudere, quando un gruppetto di giovani ha iniziato a seminare il panico, suonando allarmi e bloccando le scale mobili. È dovuto intervenire il vigilante per provare a fermali. Ma il risultato è stata una violenta aggressione: pugni in faccia, poi una volta terra, calci ovunque, anche in testa.

È finita nel peggiore dei modi per il sessantenne che per aver fatto il suo lavoro si trova ora ricoverato al policlinico Umberto I con una frattura al braccio sinistro che forse dovrà essere operata. Un’aggressione violenta, da parte di giovanissimi, forse minorenni. Quel che è certo è che la violenza giovanile, anche a Roma, è un problema da risolvere.

Lo dimostra la recente operazione su scala nazionale che a fine febbraio nella Capitale ha portato all’identificazione di trecento giovanissimi, 90 dei quali minorenni, riuniti in comitive da Testaccio alla Bufalotta. Utilizzavano i social per incitare alla violenza sfoggiando armi e insultando le forze dell’ordine.

Baby gang, le parole dell’esperto

Francesco Caccetta, criminologo e vicepresidente UNARMA - Associazione sindacale Carabinieri, a Radio Roma ha dichiarato: “I fattori sociali, culturali e familiari hanno inciso su questo aumento, sull’incremento esponenziale di queste situazioni. In questo momento si è in allerta, in allarme, perché purtroppo il fenomeno sta dilagando rapidamente. Questo andamento va di pari passo con il cambiamento della società, il che è logico”.

E ancora: “Si osserva una tendenza alla violenza, istigata anche da fattori culturali che propongono modelli di riferimento violenti. In particolare, i social network offrono spesso esempi che glorificano la violenza. A ciò si aggiungono film, serie TV, videogiochi e altri contenuti diffusi online, che contribuiscono a creare condizioni in cui i giovani finiscono per normalizzare l’uso della violenza come strumento per ottenere rispetto e affrontare i propri problemi”.