Valter Lavitola, indagato per l’attentato esplosivo dell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, si è presentato in procura a Roma per l’interrogatorio. L’ex editore ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee negando qualsiasi coinvolgimento: “Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente”.
Le dichiarazioni davanti ai pm
Lavitola ha spiegato di essere “sconcertato” dalle accuse, richiamando un rapporto di “fraternità” con Ranucci. In merito alla sua presenza nella zona un mese prima dell’esplosione, ha affermato che “andava lì a trovare Ranucci”. Sulla posizione dell’uomo indicato come intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha precisato di “non averlo mandato in Camerun”, aggiungendo che Tavares “sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit”.
Al termine di circa due ore di confronto in procura, Lavitola ha lasciato la città giudiziaria di piazzale Clodio da un’uscita secondaria a bordo di un taxi, insieme ai suoi difensori. L’avvocato Sergio Cola ha dichiarato: “Vi posso dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come confermato dallo stesso giornalista”.
Le indagini e le perquisizioni
Gli investigatori, dopo le perquisizioni del 4 luglio eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, stanno analizzando telefoni e computer sequestrati per verificare un eventuale coinvolgimento di Lavitola. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, avviata dal pm Carlo Villani e ora seguita dal pm della Dda Edoardo De Santis.
Il quadro accusatorio
La scorsa settimana sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali. Le contestazioni comprendono detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Tali reati, insieme alla strage, sono contestati in concorso anche a Lavitola.