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Attentato a Ranucci a Pomezia: il riesame conferma il carcere per Lavitola

Attentato a Ranucci a Pomezia: il riesame conferma il carcere per Lavitola

Sigfrido Ranucci (foto Adnkronos)

Valter Lavitola resta in cella dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma. L’imprenditore, arrestato il 10 agosto, è ritenuto dalla Procura il mandante e l’organizzatore dell’attentato incendiario contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, colpito nella sua abitazione di Pomezia. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere e l’aggravante del metodo mafioso. La difesa, rappresentata dall’avvocato Sergio Cola, ha annunciato ricorso in Cassazione.

Decisione del riesame

La conferma del provvedimento cautelare arriva al termine dell’udienza davanti al collegio del Riesame, che ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari e il quadro indiziario. La Procura contesta a Lavitola un ruolo di vertice nella pianificazione dell’azione, profilo su cui gli inquirenti stanno consolidando il compendio probatorio.

Analisi dei dispositivi sequestrati

Proseguono gli accertamenti sui telefoni e sui dispositivi informatici sequestrati agli indagati da parte dei consulenti della Procura di Roma. L’esame riguarda smartphone e computer e include il tentativo, ove tecnicamente possibile e in base agli accordi con il gestore del servizio estero, di recuperare chat cancellate. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di conversazioni eliminate tra Lavitola e Gomes Clesio Tavares, attualmente irreperibile in Africa, e tra Tavares e i quattro indagati ritenuti esecutori materiali dell’attentato.

Rapporti e ipotesi al vaglio degli inquirenti

Attraverso le conversazioni gli investigatori puntano a ricostruire i rapporti tra presunto mandante, intermediario ed esecutori. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati in carcere alcuni indagati e, secondo quanto emerso, avrebbero indicato Tavares come unico mediatore conosciuto, escludendo contatti diretti con Lavitola e Ranucci. Restano da chiarire nodi rilevanti, a partire dalla pianificazione dell’azione. Il procedimento è incardinato a Roma e coinvolge direttamente il territorio di Pomezia, con attività investigative tuttora in corso.