Allarme radicalizzazione tra i più giovani e attenzione massima ai canali digitali. Nel giorno del 174° anniversario della Polizia di Stato, il direttore della polizia di prevenzione e del Casa, Lucio Pifferi, richiama scuole e piattaforme online a un fronte comune: «Nel 2026 rischio più minori radicalizzati sui social. Scuola e provider devono essere nostri alleati».
Allarme e monitoraggi sul territorio
Pifferi, dirigente generale di Pubblica sicurezza, ha delineato un quadro che vede l’Italia impegnata in una sorveglianza costante, con particolare attenzione a Roma e al Lazio, dove i presìdi su obiettivi sensibili restano elevati. «Uno dei pericoli per i prossimi mesi è l’aumento degli episodi di radicalizzazione di minorenni. Processi molto rapidi che fronteggiamo con numerose perquisizioni e con un’attenzione costante a ciò che accade».
Tattiche online e giovani a rischio
Il fenomeno, sottolinea Pifferi, è transnazionale e punta ai soggetti più fragili, spesso immersi nei social. «è un'emergenza europea, in Italia la situazione viene monitorata. Il reclutamento dei gruppi terroristici punta a soggetti fragili. Anche con i videogiochi».
Coordinamento e banche dati
Il contrasto passa per una rete integrata tra forze dell’ordine e magistratura. «Con un lavoro comune, coordinato dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, che ringrazio sempre per la grande attenzione. Le banche dati dei soggetti a rischio sono il cuore del sistema, anche per impedire il loro accesso in area Schengen. è fondamentale la circolazione di notizie fra tutti gli attori coinvolti: Digos, agenzie dell’Intelligence, carabinieri, Finanza, Penitenziaria. La polizia postale, che è il nostro partner tecnico privilegiato. C’è poi un monitoraggio continuo dei social dove deve essere incrementata la collaborazione con i titolari delle piattaforme che già hanno un sistema di segnalazione di comportamenti che fanno scattare alert. Gli episodi di disagio giovanile sono ancora una volta in cima alla lista».
Dati operativi e tecnologie
Nel 2025 l’azione della Digos ha portato a 37 arresti: 25 riferiti all’estremismo di matrice jihadista e 12 a formazioni etno-separatiste e islamo-nazionaliste. Sono state eseguite 37 espulsioni per motivi di sicurezza nazionale. Sul fronte interno, 13 arresti riguardano il terrorismo di sinistra di matrice anarchica e marxista-leninista, con 3.243 denunce nel contrasto all’antagonismo (38 arresti), oltre a 22 misure cautelari e 905 denunce contro gruppi e singoli d’ispirazione neofascista, neonazista, xenofoba e antisemita.
Le tecnologie sono un alleato se guidate dall’esperienza degli operatori. «Certamente, a patto che dietro al salto tecnologico ci sia sempre il cervello umano. Non possiamo affidarci solo all’Intelligenza artificiale che sarà tuttavia utile per analizzare migliaia di informazioni, tabulati telefonici, conversazioni fra soggetti monitorati e fornire risultati in tempi rapidi. Spesso la velocità d’intervento nel nostro ambito è tutto».
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Vigilanza a Roma e possibili tensioni
Restano sotto osservazione i circuiti dell’estremismo, anche in chiave suprematista, con possibili ricadute sull’ordine pubblico nella Capitale. Pifferi richiama l’attenzione sulle frange più violente e sui contesti in cui può maturare il proselitismo. «Il contrasto al suprematismo ci impegna molto perché si sviluppa anche nell’ambito di organizzazioni antisioniste con infiltrazioni estremiste eterogenee che coinvolgono anche le frange violente di alcune tifoserie calcistiche. C’è anche qui una forma di radicalizzazione e proselitismo, che ad esempio i movimenti anarchici hanno difficoltà a organizzare fra i più giovani, sebbene le proteste pro Alfredo Cospito, in passato anche violente con campagne e attentati, e che a breve potrebbero riprendere, soprattutto dopo la morte dei due attivisti a Roma qualche settimana fa, con nuove proteste e iniziative sul campo».