Nelle scorse settimane l’Istituto nazionale di Malattie infettive, Lazzaro Spallanzani ha diffuso il report 2025 in merito alla sorveglianza dell’antibiotico resistenza a Roma e nel Lazio, un documento che permette di avere un quadro della situazione nella nostra regione.
Allarme resistenza antibiotici nel Lazio
I dati, relativi al 2024, arrivano da 19 laboratori distribuiti in 7 Asl di Roma e di tutto il Lazio, che servono 24 strutture di ricovero per acuti della regione Lazio e che hanno partecipato alla sorveglianza dell’antibiotico resistenza, con una copertura regionale pari al 60,1%.
Per quanto concerne gli isolati da emocolture/liquor (liquido cerebrospinale prelevato tramite puntura lombare), “percentuali più elevate rispetto alla media nazionale ma stazionarie rispetto all’anno precedente di resistenza di Staphylococcus aureus alla meticillina (35,2%) – si legge nel report - di Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter spp. ai carbapenemi (rispettivamente 36,5% e 81,0%) e di resistenza alle cefalosporine di terza generazione di Escherichia coli (36,7%); è in calo, invece, rispetto all’anno precedente, la percentuale di resistenza ai carbapenemi di Pseudomonas aeruginosa (19,3%)”. Batterio, quest'ultimo, che può portare a diverse infezioni.
In totale nel 2024 sono stati presi i dati di 8355 patogeni dei quali il 99,1% è stato isolato da prelievi di sangue e 0,9% da liquor. Quanto alle caratteristiche dei pazienti: la maggior parte di coloro che avevano infezione invasiva da patogeni sotto sorveglianza è risultata di sesso maschile (60,9%) e con più di 65 anni (65,9%). I pazienti, nel dettaglio, sono in totale 7204, di cui 4388 uomini e 2816 donne. Gli over 65 sono 4743, coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 64 anni sono 2191. Mentre il gruppo meno numeroso è quello degli under 18: 265 casi.
Per quanto attiene al’area di ricovero, il maggior numero di isolati è pervenuto dalle aree di specialità medica (39,0%), seguiti dalle aree di emergenza (28,7%), terapia intensiva (15,1%) e di specialità chirurgica (10,5%). Guardando agli isolati da urine, la maggior parte dei pazienti con infezione urinaria da patogeni sotto sorveglianza è risultata di sesso femminile (71,8%), con più di 65 anni (63,4%), non ricoverati (72,3%).
“I danni causati dall’antibiotico resistenza – scrive la Regione nella delibera approvata - non si limitano alla mortalità, ma, in ambito umano, includono anche ricoveri prolungati, ritardi nella somministrazione delle cure, complicazioni post-operatorie e post-chemioterapia, oltre a un aumento dei costi sanitari”.