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Albergo deve 1 milione di tassa di soggiorno a Roma Capitale: la decisione della Corte dei Conti

Albergo deve 1 milione di tassa di soggiorno a Roma Capitale: la decisione della Corte dei Conti

Roma Capitale ha ottenuto un'importante vittoria legale che porterà nelle casse comunali un importo vicino al milione di euro. La Corte dei Conti ha emesso una sentenza che obbliga il titolare di una struttura alberghiera a versare 987.648,25 euro a causa del mancato pagamento della tassa di soggiorno per tre anni consecutivi, dal 2016 al 2018. La somma in questione rappresenta l’ammontare che la struttura ricettiva avrebbe dovuto trasferire all’amministrazione, avendo già riscosso l’importo dai turisti. I magistrati hanno stabilito che l’omissione non è giustificabile, riconducendo la responsabilità diretta al gestore della struttura, indipendentemente da eventuali assoluzioni penali.

L’omesso versamento della tassa di soggiorno

Secondo le indagini della Corte dei Conti, la struttura ricettiva coinvolta avrebbe dovuto versare annualmente a Roma Capitale l’imposta di soggiorno, così come dichiarato nelle comunicazioni presentate al Comune. Tuttavia, per tre anni consecutivi, il titolare ha trattenuto l’importo senza effettuare il riversamento dovuto.

La Procura ha sottolineato che tale comportamento costituisce un “omesso doloso riversamento”, indicando quindi una precisa volontà di non trasferire le somme dovute. L'importo complessivo da restituire ammonta a quasi un milione di euro, cifra calcolata in base ai dati forniti dallo stesso gestore della struttura nelle dichiarazioni fiscali.

I giudici hanno chiarito che, nonostante il titolare della struttura sia stato assolto in sede penale a seguito di una modifica normativa, ciò non lo esonera dall’obbligo di versare l’imposta dovuta. La riforma legislativa ha infatti ridefinito il ruolo del gestore alberghiero, escludendo il reato di peculato nel caso di omesso versamento dell’imposta di soggiorno.

Tuttavia, questa modifica non ha alcun effetto sulle responsabilità contabili nei confronti dell’amministrazione comunale, che resta creditrice delle somme riscosse dalla struttura per conto dell’ente locale.

Esclusa la giustificazione della crisi economica

Un altro aspetto evidenziato dalla Corte dei Conti riguarda il tentativo della difesa di giustificare il mancato pagamento facendo riferimento alla crisi economica generata dalla pandemia di Covid-19.

I magistrati hanno respinto questa argomentazione, sottolineando che l’importo contestato riguarda esclusivamente il periodo 2016-2018, ben prima dell’emergenza sanitaria iniziata nel 2020. Di conseguenza, la crisi del settore alberghiero non può essere utilizzata come motivazione per l’omesso versamento.

Inoltre, la Corte ha evidenziato che la procedura di concordato preventivo avviata dalla società non ha ancora garantito il pagamento del debito nei confronti del Comune, rafforzando ulteriormente la posizione dell’amministrazione nel richiedere il recupero integrale della somma dovuta.