Ad Alatri una 53enne è finita a giudizio con l’accusa di atti persecutori ai danni del cognato e della moglie. Secondo gli inquirenti, la miccia sarebbe stata l’acquisto da parte dell’uomo dell’abitazione nella quale la donna aveva vissuto con il marito defunto. Nei giorni scorsi si sono concluse le indagini che hanno portato alla contestazione del reato di stalking.
Le contestazioni della Procura
Per la Procura la condotta incriminata sarebbe iniziata nel maggio 2020 e si sarebbe protratta nel tempo. Le persone offese avrebbero subito comportamenti ritenuti molesti, minacciosi e aggressivi, tali da generare un grave e persistente stato di ansia e di paura, fino a indurle a trasferire la propria abitazione.
Gli episodi ricostruiti
Tra i fatti riportati figura un episodio del maggio 2020. La donna si sarebbe presentata davanti alla casa del cognato con un coltello da cucina, pronunciando le frasi minacciose: «Ti ammazzo, te ne devi andare, qui non ci devi venire più». Alcuni mesi dopo, nei pressi della stazione Cotral di Fiuggi, l’indagata lo avrebbe aggredito afferrandolo per il collo, con l’azione interrotta dall’intervento di persone presenti.
Il 22 dicembre 2024, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, la donna si sarebbe recata presso l’abitazione del cognato, spintonandolo fino a farlo cadere a terra e procurandogli lesioni giudicate guaribili in tredici giorni. Negli atti sono indicate anche numerose telefonate insistenti a qualsiasi ora, con insulti e minacce rivolti a entrambi i coniugi. L’episodio più recente risalirebbe all’aprile 2026, quando la 53enne avrebbe nuovamente minacciato l’uomo e avrebbe brandito un uncino per maiali lungo circa cinquanta centimetri.
La posizione della difesa
Per questi fatti la Procura contesta il reato di atti persecutori. La donna è assistita dall’avvocata Claudia Mancini. Ogni ulteriore valutazione resta affidata alle sedi competenti.