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Al cinema per Giulio: a Roma e in Italia più di 60 sale rilanciano il docu-film

Al cinema per Giulio: a Roma e in Italia più di 60 sale rilanciano il docu-film

cinema new - Copia

Sale italiane in prima linea per la memoria di Giulio Regeni. A seguito dell’esclusione dai finanziamenti pubblici, il docu-film torna in programmazione con un’ampia mobilitazione che coinvolge più di 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, sostenuta anche da Circuito Cinema. L’iniziativa, promossa sui social con l’hashtag #AlCinemaperGiulio, conferma l’attenzione del pubblico e degli esercenti per una storia che continua a interpellare il Paese.

Sale e pubblico: la risposta parte da Roma

La capitale fa la sua parte con una rete di sale che hanno deciso di riproporre il documentario per garantirne la fruizione a platee diverse e in orari accessibili. L’obiettivo dichiarato è favorire la partecipazione e la discussione civile, con un ritorno in sala che valorizza la missione culturale del cinema sul territorio di Roma e del Lazio. La scelta sottolinea il ruolo dei presìdi culturali come spazi di confronto, inclusione e approfondimento.

Il film e il suo percorso

Il docu-film “Giulio Regeni - Tutto il male del mondo” è diretto da Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango. La pellicola è stata proiettata in occasione dei dieci anni dal ritrovamento di Giulio, avvenuto il 3 febbraio 2016, come omaggio alla sua memoria e alla tenacia di chi ha cercato risposte. Il film affida il nucleo narrativo ai genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e all’avvocata Alessandra Ballerini, che in un decennio di impegno hanno guidato un percorso legale e pubblico complesso e rigoroso.

Il lavoro ripercorre passaggi centrali dell’inchiesta, compreso l’avvio del processo nel 2023 contro quattro agenti della National Security egiziana, accusati di torture e omicidio. Il taglio è quello di un’indagine civile che mette al centro documenti, testimonianze e voci dirette, senza concessioni alla retorica e con una struttura chiara in grado di accompagnare lo spettatore tra fatti e responsabilità.

Le parole dei produttori

Di fronte all’esclusione dai finanziamenti del settore cinematografico, il fondatore e produttore di Fandango, Domenico Procacci, sintetizza il senso del ritorno in sala con una presa di posizione netta: «ritornare in sala è la risposta migliore a chi vuole a tutti i costi che questo documentario sia una battaglia di una sola parte». E aggiunge un principio che rimette al centro il ruolo dei cinema: «I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, al di là del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia».

Un orientamento condiviso anche dal produttore di Ganesh Produzioni, Mario Mazzarotto, che conferma la volontà di proseguire la circuitazione sul territorio e nelle istituzioni culturali: «Per noi la cosa più importante è che il film continui a essere visto e a generare riflessione, nelle sale, nelle università e in televisione. Continueremo a portarlo in giro il più possibile».

Riconoscimenti e adesioni

Il documentario, tra i più visti e apprezzati negli ultimi tempi, ha ricevuto il Nastro della Legalità. La nuova programmazione nasce anche grazie al supporto operativo di Circuito Cinema, che ha contribuito a coordinare la presenza del titolo nel maggior numero possibile di sale, con particolare attenzione alle città dove la domanda del pubblico è più forte. La rete distributiva favorisce un’agenda condivisa e un calendario che possa intercettare studenti, associazioni e comunità locali.