Le aggressioni contro gli operatori sanitari negli ospedali italiani sono ormai una realtà sempre più frequente. Un fenomeno preoccupante che richiama l’urgenza di adottare misure di tutela più efficaci per garantire la sicurezza del personale impegnato in prima linea.
L’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea introduce dispositivi di Sos per proteggere in tempo reale gli operatori sanitari e metterli nelle condizioni di diramare l’allarme davanti a situazioni pericolose e proteggere così sé stessi e i pazienti. Basta indossare il braccialetto e premere il pulsante pochi secondi per avvisare la vigilanza e farla intervenire. Un presidio attivo nel reparto di Psichiatria e nel Pronto soccorso, dove il rischio aggressioni è più alto, che potrebbe essere esteso in tutta l’azienda.
Come funziona il dispositivo
“Si tratta di un dispositivo simile ad un comune smartwatch che una volta indossato consente agli operatori sanitari di essere collegati alla struttura di sorveglianza pronta ad intervenire in caso di necessità – spiega Maria Ceccucci, Responsabile Servizio di Prevenzione e Protezione del Sant’Andrea – Il funzionamento è tanto semplice quanto intuitivo. Lo strumento è dotato di un pulsante SOS sul quale eseguire una pressione prolungata di almeno 3 secondi o tre pressioni rapide. A questo punto viene visualizzata una notifica di preallerta di 3 secondi, che permette all'utente di annullare la fase di allerta in caso di uso improprio. Per annullare il preallarme basta premere brevemente il pulsante SOS. Al termine della notifica di preallerta, l'avviso viene trasmesso alla vigilanza aziendale per la richiesta di intervento”.
Localizzazione e risposta
In caso di attivazione, l’orologio comunica alla vigilanza aziendale l’area interessata grazie a piccoli ripetitori di segnale, permettendo un intervento più rapido e mirato.
“Quella degli operatori sanitari è una professione delicata e ad alta responsabilità che va difesa esattamente nel modo in cui loro stessi si prendono cura dei pazienti. La protezione del nostro personale significa salvaguardare l’intero sistema sanitario e creare condizioni di lavoro sicure che sfociano poi in una migliore qualità dell’assistenza e maggiore fiducia tra personale e pazienti”, aggiunge Ceccucci.
Sperimentazione e formazione
La misura parte in Pronto soccorso e nel reparto di Psichiatria, con possibile estensione a tutta l’azienda sulla base dei risultati della sperimentazione.
“Oltre alle eventuali conseguenze fisiche, le aggressioni contro il personale sanitario possono sfociare in una serie di effetti anche dal punto di vista psicologico generando stress, ansia, paura che rischiano di condizionare la qualità di vita personale e di conseguenza anche quella professionale. L’adozione di strumenti e nuove tecnologie ci permette così di garantire le migliori condizioni per gestire le situazioni a rischio. La sola tecnologia non basta. Occorre anche formare il personale sanitario su come valutare e gestire situazioni di questo tipo. La nostra Azienda ha programmato anche una serie di corsi formativi per tutti gli operatori ai quali, in caso di aggressioni, viene sempre fornito l’accesso all’assistenza psicologica”, conclude la responsabile.