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Abusi sulle nipoti: condannato a 11 anni ex dirigente, la sentenza a Roma

Abusi sulle nipoti: condannato a 11 anni ex dirigente, la sentenza a Roma

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Il Tribunale di Roma, a piazzale Clodio, ha condannato a 11 anni di carcere un ingegnere, ex dirigente di alto livello, ritenuto responsabile di abusi sessuali sulle due nipoti minorenni. La decisione è arrivata al termine di un procedimento durato sette anni, con il riconoscimento di un risarcimento di 20mila euro per ciascuna vittima.

La sentenza

I giudici della Capitale hanno accertato le responsabilità dell’uomo per fatti avvenuti tra ottobre 2013 e febbraio 2014, quando le ragazze avevano rispettivamente 17 e 13 anni. Per la Corte, l’allora dirigente ha abusato del proprio ruolo familiare costringendo la nipote maggiore a rapporti completi e replicando una dinamica analoga, alcuni anni dopo, nei confronti della più piccola.

I luoghi degli abusi

Secondo quanto emerso in aula, le violenze si sarebbero consumate durante presunte ripetizioni di matematica e in diversi contesti collegati alla vita dell’uomo. Gli episodi sono stati ricostruiti nel suo ufficio al Ministero delle Infrastrutture in via Nomentana a Roma, nel suo appartamento nella Capitale e nella casa al mare in Liguria. Per la minore, oltre agli abusi fisici, sono stati documentati anche contatti attraverso chat.

Il periodo contestato

Il quadro temporale individuato dagli inquirenti riguarda un arco limitato ma intenso, tra l’autunno del 2013 e l’inizio del 2014. La ricostruzione ha evidenziato una progressione delle condotte: prima la costrizione ai rapporti nei confronti della sorella maggiore, poi una reiterazione dello schema con la più giovane, già tredicenne, attraverso approcci sia di persona sia online.

La scoperta dei fatti

A far emergere la vicenda è stata la madre delle due ragazze. Insospettita dai continui sbalzi d’umore della figlia minore, la donna ha raccolto i segnali del malessere fino a ottenere il racconto completo. Da quel momento sono partite le verifiche che hanno portato al processo e alla condanna di primo grado pronunciata a Roma.

Rilevanza per il territorio

Il caso, che si inserisce nel quadro della violenza contro le donne e le minori nella Capitale, tocca luoghi simbolici di Roma come via Nomentana e coinvolge strutture istituzionali nazionali. La sentenza del Tribunale della Capitale sottolinea l’attenzione della giustizia verso reati commessi in ambito familiare e in contesti di prossimità.