Yaoundé accoglie il Papa per l’ultima tappa in Camerun prima della partenza per l’Angola. All’aeroporto militare della capitale, davanti a 200 mila fedeli, la celebrazione è stata segnata da colori vivaci e da un cielo coperto, cornice di un messaggio di speranza e coesione rivolto alla comunità locale e non solo.
Celebrazione a Yaoundé
Nel sito militare della città, il Papa ha presieduto la messa invitando a guardare oltre le difficoltà con fiducia. «Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male…». E ancora: «In ogni bufera, Gesù ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre».
Il messaggio sulla tempesta
La liturgia ha proposto l’episodio evangelico della tempesta sedata, con l’annotazione che «era ormai buio». Il richiamo alla traversata dei discepoli sul lago e al simbolismo delle acque come segno di pericolo e caos ha introdotto l’invito a non isolarsi. «Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli. Invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca, a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri». In questa prospettiva, il Papa ha insistito sulla costruzione di strutture di solidarietà: «nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi – siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche – tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni».
Fede e impegno sociale
Nel corso dell’omelia è arrivato un chiaro richiamo alla dimensione pubblica della fede. «la fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli». Il «non abbiate paura» del Vangelo, ha sottolineato, «assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide – particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia – insieme, con senso civico e responsabilità civile». Non basta il contributo dei singoli, perché «non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli». «Serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili». Infine l’appello a mettere la dignità della persona al centro: «A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni».
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Il contesto del viaggio
Nel suo passaggio in Camerun, il Pontefice ha raggiunto le regioni anglofone toccate dal conflitto civile e ha denunciato «i signori della guerra» in un mondo «distrutto da una manciata di tiranni», ricordando che l’umanità «ha fame di pace, di libertà, di giustizia». Nelle stesse ore sono arrivati nuovi attacchi dagli Stati Uniti, con il vice di Trump, J. D. Vance, che ha sostenuto che «il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni i morali». A Yaoundé, però, l’accento è rimasto sull’orizzonte condiviso: una Chiesa che cammina con il popolo, promuove solidarietà e responsabilità comune, e si prepara a proseguire il viaggio in Angola.